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Il cartello messo dai colleghi della Bonatti

Il cartello messo dai colleghi della Bonatti

Libia, quattro dipendenti della Bonatti rapiti a Mellitah Freedom for Gino, Fillippo, Salvo e Fausto

I quattro dipendenti della ditta parmigiana rapiti in Libia sarebbero stati "prelevati" la sera del 19 luglio a Zuaia, città sotto il controllo delle milizie islamiste che appoggiano il governo di Tripoli, a Nord-ovest del Paese nordafricano. I nomi dei dipendenti rapiti sono Gino Tullicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla

Quattro italiani sono stati rapiti in Libia, nella zona di Mellitah, nei pressi del compound della Eni. Lo rende noto la Farnesina con un comunicato ufficiale. Si tratta di dipendenti della società di costruzioni Bonatti di Parma.  Probabilmente si tratta di personale addetto al Mellitah Complex, enorme impianto posto a circa 60 chilometri da Tripoli. che riceve ed eroga gas anche in Italia, per cui l'azienda di Parma ha un contratto per il General Maintenance Service e svolge ruoli  di manutenzione, programmazione,  logistica, training del personale e assistenza alle operazioni. 

Un ex dipendente della Bonatti ha postato la foto del cartello messo dai colleghi al Mellitah Complex su Facebook: "Quello che è successo in Libia oggi poteva benissimo accadere a me fino ad un anno fa. Ci si reca in quei posti solo per lavorare e non per divertirsi; per farvi arrivare il gas con il quale vi riscaldate in inverno, con il quale vi raffreddate in estate (ebbene si) e con il quale vi fate da mangiare tutto l'anno. Per cui questa volta non ammetto "se la sono cercata", ma solo ?#‎Solidarietà?". I nomi dei dipendenti rapiti sono Gino Tullicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla. 

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I PARLAMENTARI: 'VICINI ALLE FAMIGLIE' - "Il rapimento dei quattro dipendenti della Bonatti in Libia -si legge in una nota di Giorgio Pagliari, Giuseppe Romanini e Patrizia Maestri - rappresenta un fatto grave che ricorda ancora una volta la pesante situazione di crisi e di instabilità che il paese nordafricano sta vivendo. Il pensiero corre ovviamente in primis ai quattro nostri concittadini rapiti e alle loro famiglie, che vivono ore di angoscia. L'auspicio è quello si trovi soluzione in tempi brevi a questa drammatica vicenda". 

PIZZAROTTI: 'RIPORTIAMOLI A CASA' - "Quattro dipendenti della Bonatti -scrive il sindaco su Facebook - azienda del nostro territorio, sono stati rapiti in Libia nei pressi di Mellitah, a 60 chilometri da Tripoli. Il mio primo pensiero va alle loro famiglie, che stanno vivendo momenti difficili e di profonda preoccupazione. Mi auguro che governo e ministero facciano tutto il necessario e il possibile per riportare a casa i nostri quattro connazionali. La notizia è difficile da digerire, ma adesso serve tutta la nostra vicinanza alle famiglie e il lavoro responsabile delle istituzioni, per far sì che la vicenda si chiuda nel più breve tempo possibile e attuando le misure necessarie per riportarli a casa".

L'AZIENDA: 'IN CONTATTO CON L'UNITA' DI CRISI' 

"L'Unità di Crisi si è immediatamente attivata per seguire il caso ed è in contatto costante con le famiglie dei connazionali e con la ditta Bonatti", si legge nella nota diffusa dal ministero degli Esteri. "Come noto in seguito alla chiusura dell'ambasciata d'Italia in Libia il 15 febbraio, la Farnesina aveva segnalato la situazione di estrema difficoltà del paese invitando tutti i connazionali a lasciare la Libia". Da Mellitah parte il gasdotto Greenstream, il più lungo d'Europa, gestito per tre quarti da Eni e per un quarto da Noc, la compagnia nazionale libica.  Già in passato la ditta parmense era rimata coinvolta in episodi simili.

I quattro italiani rapiti in Libia sarebbero stati "prelevati" la sera del 19 luglio a Zuaia, città sotto il controllo delle milizie islamiste che appoggiano il governo di Tripoli, a Nord-ovest del Paese nordafricano, "mentre stavano rientrando dalla Tunisia", come riferisce l'agenzia di stampa locale "Afrigate". Per il corrisponente della tv satellitare panaraba "al Jazeera", il rapimento sarebbe opera di un gruppo di uomini armati "appartenenti un esercito tribale" locale ostile alle milizie Fajr Libia che appoggiano il governo islamico di Tripoli. Il giornalista cita una fonte militare, secondo il quale i "sequestratori potrebbero trovarsi nella zona di Mellitah" ad est della città dove sono stati prelevati i quattro italiani. Secondo la fonte di al Jazeera, "la zona dove sono stati sequestrati gli italiani è stata teatro negli ultimi mesi di tensioni tra l'esercito delle tribù e le forze di Fajr Libia". Si ritiene che le milizie tribali locali appoggino le forze del generale Khalifah Haftar, favorevoli al governo laico di Tobruk riconosciuto dalla comunità internazionale.“

GENTILONI: 'STIAMO LAVORANDO CON L'INTELLIGENCE' - A poche ore dal sequestro di quattro cittadini italiani in Libia, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha detto che il governo "sta lavorando con l'intelligence. Dobbiamo concentrare gli sforzi per recuperarli e ci preoccupiamo di essere vicini ai familiari". "E' sempre difficile fare previsioni dopo poche ore, capire la natura e i responsabili" del sequestro, ha continuato il capo della Farnesina, "peraltro si tratta di una zona in cui ci sono precedenti" rapimenti. "Al momento ci concentriamo sul lavoro sul terreno per ottenere altre informazioni", ha detto il ministro ai microfoni di Sky24.“

IL PRECEDENTE - Il 25 febbrario del 2011 una decina di dipendenti della Bonatti sono rimasti bloccati alla frontiera tra Libia e Tunisia, insieme ad un gruppo di 150 persone, perlopiù thailandesi e cinesi. 

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