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Reclutavano mercenari per combattere in Ucraina, sei arresti: ecco come funzionava la rete

V.V. è stato arrestato a Parma: tre delle sei persone raggiunte dalla misura cautelare sono irreperibili

La mattina del 1° agosto i carabinieri del R.O.S. hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Genova, su proposta della locale Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo, nei confronti di sei indagati per "associazione per delinquere finalizzata al reclutamento e al finanziamento di mercenari" combattenti al fianco di milizie filorusse nel conflitto armato sviluppatosi nel territorio del Donbass in Ucraina orientale, "reclutamento e istruzione dei mercenari, nonché attività di partecipazione al conflitto", fatti aggravati dalla transnazionalità dei reati.

Tre persone tra le destinatari della misura cautelare in carcere risultano irreperibili: potrebbero trovarsi ancora nelle zone teatro del conflitto. Nel corso dell’operazione sono state effettuate sette perquisizioni nei confronti di altre persone indagate. I reati contestati scaturiscono dalla violazione della convenzione internazionale contro il reclutamento, l’utilizzazione, il finanziamento e l’istruzione di mercenari, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 4 dicembre 1989 e ratificata dall’Italia con la legge nr. 210 del 1995.

I destinatari della misura cautelari sono C.A. operaio, già arrestato in Libia nell’estate  2011 dalle forze di sicurezza dell’allora regime, unitamente a due connazionali che lavoravano come contractors. Lo stesso è accusato di aver preso parte ai combattimenti nel Donbass dietro corrispettivo di denaro e di aver reclutato mercenari; K.O, cittadino albanese sedicente ex Ufficiale delle aviotruppe russe, istruttore di arti marziali, operatore informatico,  accusato di aver reclutato mercenari da inviane in teatro di conflitto in Ucraina; V.V. detto Parma, operaio di origine moldava, aspirante legionario, accusato di aver preso parte ai combattimenti lungo il confine russo-ucraino dietro corrispettivo di denaro. 

Tra gli indagati ci sono anche esponenti di gruppi ultrà, un ex militare dell’Esercito, nonché soggetti di opposta estrazione ideologica, ma accomunati da una posizione eurasiatica che si oppone all’atlantismo e ai valori liberali propugnati dall’imperialismo americano.

Le indagini, avviate nel 2013 sull’area skinhead ligure, hanno permesso di documentare l’esistenza di una struttura operante sull’asse Italia/Ucraina, dedita al reclutamento e al finanziamento di combattenti mercenari da inviare nel teatro di guerra ucraino a rinforzare le fila miliziani separatisti filorussi sostenitori dell’indipendenza della regione del Donbass dall’Autorità centrale di Kiev, peraltro già privata della Crimea. In relazione al conflitto, secondo una relazione pubblicata dall’ONU il 13.06.2017 i combattimenti avrebbero causato oltre 10 mila vittime tra civili e militari, 24.500 feriti e oltre 1,6 milioni di sfollati.

Gli arrestati risultavano in contatto con un sodalizio attivo pubblicamente nell’assistenza umanitaria verso le popolazioni del Donbass, vittime della guerra civile scoppiata nella primavera 2014, ma che, secondo l'accusa, avrebbe operato nel reclutamento di mercenari da inviare nelle zone di conflitto arruolandoli nelle milizie filorusse. In questo ambito è stato individuato come K.O, ex militare di origine straniera, attivo nel settore della sicurezza privata e direttamente in contatto con gli esponenti apicali de gruppo, svolgeva funzioni di intermediario tra il mondo dei reclutatori e quello dei combattenti.

Nel corso della attività condotte dal R.O.S. emergevano anche persone che inizialmente partiti alla volta dell’Ucraina con prospettive di lavoro come contractor, una volta giunti in teatro di guerra avevano deciso di non arruolarsi nelle formazioni paramilitari filorusse. Un altro connazionale, invece, dopo una prima fase di ambientamento, aveva rinunciato ed era rientrato in Italia.

La manovra investigativa permetteva di rilevare come il fronte ucraino fosse a tutti gli effetti meta di miliziani di varie nazionalità, attirati dalle campagne di arruolamento internazionali promosse dai filorussi, attività spesso mascherate da sostegno di tipo umanitario. In tale quadro G.P. già governatore dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, aveva pubblicamente lodato il contributo militare degli “italiani”. Inoltre, é emerso il legame tra alcuni indagati e M.A, Comandante dell’Unità paramilitare neonazista “Rusich” operante nel Donbass. 

Nell’ambito degli approfondimenti svolti è stata rilevata la presenza di combattenti separatisti di differente orientamento ideologico, accomunati da posizioni che promuovono un movimento culturalmente e politicamente comunitarista, superando la dicotomia destra/sinistra – fascismo/antifascismo. 

La commistione ideologica assumeva ulteriore rilievo nella figura di uno degli indagati che, dapprima attivo nel reclutamento di mercenari sul fronte russo-ucraino, successivamente si è spostato ai confini fra Turchia, Siria ed Iraq per combattere in formazioni satellite del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan). 

Le indagini si sono incrociate con un provvedimento del Consiglio dell’Unione Europea, che aveva comunicato all’Italia alcuni soggetti ritenuti responsabili di azioni che minacciavano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, a carico dei quali erano sanciti il divieto di ingresso nel territorio UE ed il congelamento dei fondi e delle altre risorse economiche, Inoltre, anche le autorità diplomatiche ucraine avevano segnalato alcuni connazionali - tra cui alcuni degli indagati - i quali avevano preso parte a operazioni militari contro l’Esercito ucraino al fianco delle formazioni armate delle autoproclamate Repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk, 

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