Referendum, Cremaschi: ”Invertire il progetto di supersfuttamento”

Assemblea pubblica organizzata dal Comitato Referendum Lavoro Parma ieri in via Cuneo. Presente Giorgio Cremaschi del Comitato No Debito: "Se non ci diamo da fare non avremo neanche più lacrime per piangere"

Cremaschi e Rovelli ieri sera all'assemblea. foto: Cristiano Antonino

Il lavoro alle urne. A circa un mese dalla prima assemblea della campagna ‘lottoperildiciotto’ il Comitato Referendum Lavoro Parma ha nuovamente incontrato la cittadinanza. Serviranno 500mila firme per far sì che gli italiani vengano chiamati ad esprimere un giudizio sull’articolo 18, sull’articolo 8, sull’esenzione dai tributi delle mensilità dei parlamentari e sulla riforma delle pensioni. Un’adunata indispensabile secondo il portavoce del Movimento No Debito Giorgio Cremaschi il quale spiega che “è in atto un progetto di supersfruttamento della classe lavoratrice".

"RIBALTARE L'ABITUDINE A NON PROTESTARE". "Vogliono farci credere che in Italia i lavoratori guadagnano troppo – continua l’ex presidente del comitato centrale della FIOM - Vogliono equiparare i nostri salari a quelli dei Paesi in cui oggi si investe perché i lavoratori sono sottopagati. Vogliono imporci la flessibilità salariale che metterebbe in relazione la retribuzione all’andamento dell’azienda. Bisogna ribaltare l’abitudine a non protestare, a pagare senza dissentire, a far smantellare i diritti senza mobilitarsi. CGIL, CISL e UIL sono i sindacati più passivi d’Europa . Le riforme sono passate nel silenzio. Dovremmo fare un blocco unico per difendere i diritti del lavoratore”.

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REVELLI. A fargli da eco è Marco Revelli lo storico e sociologo esperto in analisi dei processi produttivi che invoca “a far fronte comune e non frantumarsi in decine di iniziative. L’art. 18, l’art . 8 non sono questioni burocratiche, ma garanzie grazie alle quali è stato possibile denunciare condizioni lavorative ignobili come con l’amianto di Casalmonferrato. Ci stanno mettendo lavoratore contro lavoratore. Migranti, operai, laureati. Ieri chi lavorava non rischiava la povertà, oggi sì. Non è una questione di bandiera”. Dai quesiti referendari è stata esclusa la precarietà. I relatori spiegano che non è un caso: “Non si è riusciti a trovare un accordo per proporre dei quesiti referendari sui lavoratori atipici”.  
 

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