Scuola, venerdì presidio in Prefettura: poi il referendum?

Insegnanti, studenti e genitori ieri in assemblea al Bizzozzero annunciano la mobilitazione a difesa della scuola. Si pensa ad un referendum e si attaccano le mense costose come quelle di Bernini e il duopolio Proges-Aurora Domus

Il concorsone, la privatizzazione della scuola, lo sfruttamento degli educatori, i prezzi stratosferici delle mense. Ieri al centro civico Bizzozzero il coordinamento “La Scuola siamo noi” ha sviscerato i temi più caldi del settore educativo in un inizio autunno che si preannuncia di mobilitazione e protesta contro i “provvedimenti spot del Governo” e “l’indecisione dell’amministrazione comunale”: il 21 settembre alle 16.30 di fronte alla Prefettura di Parma ed il 22 a Roma.

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Pubblica, laica e solidale: questa la scuola sancita dalla Costituzione “questa la scuola che noi vogliamo, non quella in cui ci ritroviamo a lavorare oggi dopo 15 anni di politiche tese al suo smantellamento” afferma Roberta Roberti l’ex candidata sindaco tra le fondatrici del coordinamento. “La scuola deve essere pubblica e per tutti. Anche le scuole materne devono esserlo. Bisogna garantire a tutti la possibilità di fruire delle scuole per l’infanzia. Chiediamo l’abrogazione dei finanziamenti alle scuole materne private. Se non avverrà inizieremo come a Bologna a raccogliere le firme per indire un referendum”.

La mobilitazione preannunciata vuole contrastare l’approvazione di “pericolosi provvedimenti” il primo riguarda il ddl 953, l’ex legge Aprea, che se approvato conferirà ai dirigenti scolastici il potere di costituire dei cda per gestire le scuole costituiti anche da aziende private. Poi vi è la questione del “concorsone truffa” così lo definisce Giordano Mancastroppa de ‘La Scuola siamo Noi’ che spiega “vi sono 180mila precari da stabilizzare contro i 24mila posti messi a concorso. È una bufala. Uno spot per fare pubblicità, in realtà non viene dato spazio ai giovani e si obbliga a rifare un concorso chi già l’ha fatto e vinto”.

Sul fronte Parma la discussione diventa sempre più accesa. A partire dai costi delle mense. “Abbiamo le tariffe più alte d’Italia: 6 euro a pasto. Bernini è stato arrestato per questo. E si mantiene la stessa politica?” tuona una delle insegnanti presenti in assemblea “in più è vietato portare il pranzo da casa. Si nega così ai genitori in difficoltà la possibilità di risparmiare”. Un veto che se venisse meno permetterebbe di risolvere a costo zero il problema mense.

Poi il problema dell’egemonia di Proges-Aurora Domus “un duopolio che porta i prezzi alle stelle – dichiara Roberta Roberti – vogliamo confrontarci con il Comune su questa vicenda. Il Comune e gli utenti pagano prezzi stratosferici, mentre gli educatori hanno retribuzioni che sfiorano la soglia di povertà. Bisogna trovare una soluzione che permetta di tutelare dia i diritti degli studenti che quelli dei lavoratori”.
 

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