Report Camera di Commercio, Zanlari: "Emergenza straordinaria nel parmense"

Dati allarmanti per settore industria e agro alimentare, commercio in calo, export in frenata, il parmense si conferma tra i più alti come reddito procapite in Italia. Zanlari: "Se si mette in ginocchio l'industria, si mette in ginocchio il Paese"

Un 2012 tragico per l'economia del territorio e un 2013 che si concluderà presumibilmente con segno meno, solo nel 2014 l'inizio di una debole ripresa. Uno scenario critico quello delineato anche quest'anno dal rapporto sull'economia della provincia di Parma dalla Camera di Commercio presentato stamane nella sede di via Verdi dal presidente Andrea Zanlari, con gli interventi di Giordana Olivieri, responsabile dell'Ufficio Studi Camera di Commercio di Parma, e di Guido Caselli, Centro studi e monitoraggio dell'economia Unioncamere Emilia Romagna.

DATI DEL RAPPORTO - Un calo che tocca il valore aggiunto, 2,3%, che si somma a una generale bassa crescita dell'economia della provincia dal 2007 in poi. Nonostante dati allarmanti, il parmense è tra i primi in Italia per reddito procapite. Il calo si registra un po' in tutti i settori, a cominciare da quelli forti in provincia, come l'industria, che segna - 4,2 % a causa della diminuzione del volume di produzione, un calo tra i più bassi degli ultimi anni, secondo solo al dato del 2009, quanto si toccò -9,9%. Calo registrato anche tra i settori di intermediazione monetaria e finanziaria, attività immobiliari e imprenditoriali. Tra le situazioni più critiche in provincia, come del resto in tutto il paese, l'occupazione. Nel 2012 una crescita del 1,2% rispetto all'anno precedente, grazie soprattutto alla crescita dell'occupazione femminile, del 4,3%. A incidere sulla crescita soprattutto le attività agricole e terziarie, calo invece per quelle industriali. Aumenta la disoccupazione, 6,3 % a fronte del 3,7% dell'anno precedente, il valore più elevato dal 2004. Inevitabile anche l'aumento delle iscrizioni alle liste di mobilità. Si contano il 13,5% in più di licenziati per esubero del personale iscritti alle liste di mobilità, con un aumento delle domande di disoccupazione presentate all'Inps del 36,6 %.

CALO INDUSTRIA E AGRICOLTURA, CONTRO TENDENZA COMPARTO SUINO - Bilancio negativo anche per il settore agricolo, anche se si registrano dati positivi per il comparto suino, che ha aumentato del 15,8% i ricavi, in calo invece la produzione di latte vaccino e di altre carni. Si tratta però di un settore che vede in crescita l'occupazione, con 1000 unità in più rispetto all'anno precedente. Un calo del settore industriale si registra soprattutto per le piccole medie imprese, con una produzione in calo del 5,3%, come per il fatturato, che segna -4,4%. Tra i settori a risentire maggiormente della crisi si conferma l'edilizia, con un volume d'affari diminuito del 4,1% rispetto al 2011, con un 2,8% in meno di imprese attive iscritte al registro rispetto allo stesso periodo del 2011. Riflessioni interessanti riguardano il commercio parmense, che segna un calo del 6,1% per il valore delle vendite al dettaglio, ma un'espansione significativa per forme meno condizionali di vendita, come il commercio su internet, vendite a domicilio, distributori automatici, che segnano un aumento significativo. Frena l'export parmense, che rispetto al +8,8 % del 2011 segna +3,3%, la causa prevalentemente riguarda i prodotti metalmeccanici. Tra i segnali positivi di crescita quello del settore agroalimentare, con + 8,5% rispetto a una crescita del 6,85 dell'anno precedente, in particolar modo grazie ai prodotti da forno e farinacei. E' la Francia anche nel 2012 a confermarsi come la principale cliente di prodotti del parmense, coprendo il 17% del totale dell'export della provincia. Aumentano le richieste soprattutto dall'America, con un +6,9% di acquistI. Segno negativo invece dall'Asia, con -2,5%. Come noto a livello nazionale, anche nel parmense si segnala una forte diminuzione di prestiti concessi dagli istituti di credito. In tempi di crisi, tra i settori che soffrono maggiormente nel parmense, l'argianato manifatturiero registra dati preoccupanti, con una produzione diminuita del 6,4%, portando avanti un trend negativo iniziato già nel 2008. Punto positivo però, la domanda dall'estero, che permette al mercato dell'artigianato di avere un po' di respiro grazie alle richieste. Previsioni nere per la conclusione del 2013, secondo quanto ipotizzato da Prometeia e Unioncamere Emilia Romagna, si prospetta per il valore aggiunto della provincia di Parma una diminuzione di 0,3%, solo nel 2014 l'inizio di una ripresa, anche in base alla presunta crescita del Pil.

PARMA CHE CRESCE - Un'analisi che guarda al futuro riflettendo sui punti di forza del parmense sui quali investire per una piena rinascita sono l'oggetto della relazione di Guido Caselli, responsabile Centro studi e monitoraggio dell'economia Unioncamere Emilia-Romagna, che non a caso ha intitolato il suo intervento "Parma che cresce". Un paragone con una città immaginaria, Ottavia, una delle città invisibili descritte da Calvino, sospesa nel vuoto e che si regge su un equilibrio precario. "La stessa fragilità che sembra attraversare oggi la nostra città - sottolinea Caselli -. Sono tanti i numeri che lasciano presagire che in molti gangli vitali del nostro sistema economico e sociale il fondo della crisi non sia ancora stato toccato. Ciò che dovremmo fare è prepararci ad arredare il tunnel, creare una rete di protezione economica e sociale estesa a tutti, persone e imprese, che renda la permanenza meno drammatica". Sulla base di queste riflessioni l'accento su alcuni settori di mercato nei quali Parma detiene quote importanti e i paesi sui quali puntare: secondo, Caselli, Svizzera, Turchia e Russia sono paesi che sembrano offrire le maggiori possibilità di crescita per l'export parmense. Non manca anche un'analisi sui settori che crescono e danno occupazione, riflettendo sul fatto che, dati alla mano, le imprese che crescono sono quelle che investono sulla propria rete e sui dipendenti, hanno un legame forte con la comunità di appartenenza, appartengono a filiere larghe che integrano manufatturiero e terziario, appartengono a filiere lunghe connesse con società estere, hanno un ruolo rilevante nella filiera oppure hanno competenze che le contraddistinguono rendendole difficilmente sostituibili. Probabilmente è ancora un'utopia, riflette Caselli, pensare di essere una comunità che riesce a conciliare ambizioni personali con visione collettiva, mediando tra mercato e democrazia, ma non è una ragione per liquidare ogni tentativo di cambiare la situazione.

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