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Pagamento della tangente

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Tangenti: restano in carcere anche Forni, Andreaus e Mori

L'imprenditore del verde e i due responsabili della Sws non hanno ottenuto i domiciliari. Intanto risulta che l'ex comandante della Polizia municipale Jacobazzi abbia manifestato l'intenzione di essere sentito dalla pm Paola Dal Monte

Restano in carcere Alessandro Forni, Gian Vittorio Andreaus e Tommaso Mori, i tre imprenditori arrestati nel corso del blitz delle Fiamme Gialle del 24 giugno che ha portato in manette a Parma altre otto persone con le accuse di corruzione, peculato e abuso d'ufficio. I legali dei tre imprenditori avevano presentato ricorso al Tribunale del riesame di Bologna la scorsa settimana, mentre la discussione era avvenuta lunedì scorso.

La riserva è stata sciolta oggi con un esito 'positivo' per gli inquirenti, il cui quadro accusatorio ha retto alla verifica del Tribunale della libertà. Forni, già finito in manette lo scorso anno nella prima tranche dell'inchiesta 'Green money', era titolare tra l'altro della ditta Verdissimo, che secondo le accuse emetteva fatture gonfiate o per lavori inesistenti su appalto di Enia (oggi Iren), che aveva ricevuto dal Comune di Parma il compito di gestire la manutenzione delle strade e del verde pubblico della città emiliana.

Andreaus e Mori, invece, erano presidente e vicepresidente di una società cooperativa di lavoro studentesco, la Sws, accusata di emettere false fatturazioni per conto del Comune di Parma, che le affidava servizi di diverso genere. Secondo gli inquirenti, i due imprenditori erano legati a doppio filo al dirigente del settore Ambiente del Comune, Emanuele Moruzzi, che aveva architettato un sistema per "drenare dalle casse comunali" somme per centinaia di migliaia di euro servendosi della Sws come "collettore".

Nei giorni scorsi il Riesame ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dai legali dello stesso Moruzzi e di altri tre dirigenti apicali del Comune emiliano: Carlo Iacovini, responsabile di progetto, Ernesto Balisciano, presidente della partecipata Engioi, e Mauro Bertoli, che all'epoca dei fatti era direttore della multiutility Enia Parma. Per quanto riguarda l'inchiesta, risulta che l'ex comandante della Polizia municipale Giovanni Maria Jacobazzi abbia manifestato l'intenzione di essere sentito dalla pm Paola Dal Monte. Jacobazzi è stato arrestato per corruzione e peculato: secondo gli inquirenti avrebbe ristrutturato, sempre usufruendo del sistema di false fatturazioni, la sua casa al mare di Santa Marinella e avrebbe venduto informazioni riservate a un detective privato di Monza, anch'egli finito nell'inchiesta proprio per i rapporti illeciti avuti con l'ex capo dei vigili urbani di Parma.

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