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Viaggio nella disperazione: ancora nessuna casa per gli invisibili di Parma

Ogni martedì sera decine di persone si aggregano allo sportello dell'associazione Rete Diritti in Casa. Chiedono ciò che per molti è scontato, un'abitazione dignitosa per la propria famiglia. E' emergenza sociale

Le persone sono fatte di storie. Alcune storie si trovano sotto gli occhi di tutti, altre non sanno dove iniziare per essere raccontate, nonostante avvengano in una città dichiarata a misura d’uomo come Parma. Situazioni difficili vissute da chi non si capacita di una vita così al limite, perché  sulla carta siamo tutti esseri umani, ma in sostanza le differenze rimangono abissali.

Molte di queste storie si ricongiungono ogni  martedì sera alla casa cantoniera di via Mantova dove si svolge lo sportello informativo dell’associazione Rete Diritti in Casa. Solo nell’ultimo mese più di cento famiglie hanno chiesto aiuto perché prive di un tetto sulla testa, impaurite da burocrazia, fogli compilati, fotocopiati, iter che portano nella maggior parte dei casi a sentirsi dire che alloggi non ci sono, i soldi sono pochi, bisogna aspettare, e nel frattempo arrangiarsi.

Anche ieri sera lo sportello si è fatto specchio di una vera e propria emergenza abitativa. Sono le 18.30, in molti siedono al buio in giardino in attesa di entrare per cercare una soluzione, o avere anche solo la possibilità di sfogarsi con chi è in grado di capire un problema fondamentale. Italiani e stranieri, tra i quali anche molti possessori di cittadinanza. C’è chi è nato a Parma, chi è come se lo fosse, dopo anni trascorsi qui. Queste persone sono tutte accomunate dallo stesso sguardo. Lo sguardo di chi non sa più dove sbattere la testa e ha davvero paura per il futuro.

In molti vogliono parlare con la stampa, diffondere la propria storia. Vengo chiamata in un angolo del giardino, dove c’è un uomo con sua moglie e il figlio di appena due anni. Il bambino si sfrega gli occhi, e ha molta fame a giudicare da come mangia i biscotti che gli vengono offerti. Trema dal freddo.  Quel bambino dovrebbe trovarsi nel calore di una casa. Suo padre, Benammar Cairam ha saputo dell’esistenza dell’associazione, e ha portato con se la propria famiglia perché per ora non gli rimane che la macchina come giaciglio.

“Sono un manovale. L’anno scorso, a causa della crisi, ho perso il lavoro, non riuscendo più a pagare l’affitto della casa in cui vivevamo in viale Fratti. Dopo lo sfratto abbiamo dormito in una casa d’accoglienza, dove siamo rimasti per due mesi. Al termine del periodo previsto, gli assistenti sociali ci hanno detto che nulla avrebbero potuto fare in più per noi se non darci i soldi per tornare nel nostro paese d’origine, la Tunisia, anche se mio figlio è nato qui. Io non ho mai voluto essere un peso per nessuno, e per questo siamo tornati indietro, eravamo senza prospettive per il futuro, ma ormai non c’erano nemmeno a Parma.

In questi mesi la situazione nel mio paese è degenerata,  lo vedete dai giornali, è pericoloso vivere lì. Ci hanno bruciato la casa, ho avuto paura per mia moglie e il piccolo, così abbiamo preso solo i documenti e ci siamo imbarcati per tornare il Italia. La nave è stata ferma per una settimana nel porto di La Gollet, ma alla mezzanotte di ieri finalmente siamo giunti a Parma dopo un lungo viaggio. Non sapevo dove portare la famiglia, abbiamo dormito in macchina. Si congelava. Mi hanno detto che qui forse mi possono aiutare, io non so che altro fare, a marzo scadrà il mio permesso di soggiorno, sono disperato”.

L’ASSOCIAZIONE

“La Rete Diritti è nata come comitato anti razzista”, spiega Katia Torri, volontaria dell’associazione. “ Ben presto abbiamo capito che l’emergenza più grande nella nostra città era e rimane tuttora quella delle abitazioni, e così da due anni è attivo lo sportello. Sono diversi i motivi per i quali  si finisce senza una casa. Sfratti a persone che rimangono indietro con il pagamento del mutuo, dopo anni di fatiche per comprare un immobile, proprietari di casa furbi  che speculano sugli inquilini, soprattutto stranieri. Dobbiamo renderci conto che non è umano mettere in strada una famiglia appena si presenta un periodo di difficoltà. Siamo in crisi, il Comune ha il dovere di aiutare chi non arriva alla fine del mese. A tante cose si può rinunciare, ma non alla dignità”.

SPIATI IN CASA

Sono tante le storie da raccontare, alcune davvero paradossali. Ayadi Tarek nel maggio dello scorso anno si è visto arrivare i carabinieri nella casa in cui vive da cinque anni a Medesano. “Non capivo il perché, sono una persona onesta. Infatti non riguardava me, ma il padrone di casa. Hanno trovato diverse micro telecamere nascoste nelle prese di corrente, quell’uomo ci spiava. Mi sono sentito male, ho due figlie adolescenti.

Le hanno trovate perché sono saltate fuori in un altro appartamento sempre di proprietà dell’uomo, altrimenti sarebbero ancora lì. La stampa si è occupata della faccenda, abbiamo denunciato il padrone di casa, che si è fatto solamente un giorno di carcere, ora è tutto in mano agli avvocati. Oltre il danno, la beffa. Sono saldatore, ho iniziato ad avere meno lavoro, trovando difficoltà a pagare l’affitto. Ho chiesto di avvalermi della caparra versata quando ho firmato il contratto, 1300 euro, ma il proprietario mi ha risposto che non esisteva nessuna caparra. Sono stato stupido, all’epoca non ho chiesto la ricevuta. Ci ha sfrattati”.

SITUAZIONI IN SOSPESO

Alcune di queste storie le abbiamo già raccontate, ma purtroppo la situazione rimane la stessa. Enasser Eddaoudi dorme ormai da diversi giorni nel suo furgone, dopo aver pagato per 22 anni l’affitto di una casa dichiarata non agibile dall’USL. Il bambino malato di diabete di Ben Choucane Adlà vive ancora nella canonica della chiesa di Noceto. In via Cavagnari la fogna continua a straripare nell’abitazione di Benhameur Habdhelafit, anch’essa dichiarata non a norma. Anche loro si ritrovano ogni martedì nella speranza che qualcosa possa cambiare.

E la solidarietà parte proprio da chi è bisognoso, la famiglia fuggita dalla Tunisia almeno per questa notte ha dormito in una vera casa, grazie a qualcuno che sua volta era andato per chiedere aiuto. “ Lo faccio volentieri, un giorno potrei trovarmi io nella loro situazione”.  E così ogni martedì ci saranno visi nuovi insieme a chi purtroppo è destinato a tornare, fino a quando qualcuno, al di fuori, ascolterà le loro voci.

EMERGENZA CASA

FAMIGLIA SALVATA DALLO SFRATTO IN VIA TRENTO

DOPO 22 ANNI IN UN TUGURIO VIVRA' NEL FURGONE

VIA CAVAGNARI, UNA BARACCOPOLI A DUE PASSI DAL CENTRO

SENZA CASA CON MOGLIE E FIGLIO DIABETICI: LA STORIA DI BEN

DUE FAMIGLIE OCCUPANO UNA CASA IN VIA BUFFOLARA

STRADA DUE CASTAGNE: COSTRETTI A VIVERE COME BESTIE

OCCUPANO UNA CASA A MARTORANO: LA CARITAS LI PORTA IN ALBERGO

LA STORIA DI CELA, VITTIMA DI UNA TRUFFA ORA ANDRA' IN STRADA

OCCUPATO STABILE IN VIA BENGASI

FAMIGLIA CON DUE BIMBI SALVATA DALLO SFRATTO IN VIA BRAMANTE

CASA OCCUPATA IN VIA SPOLVERINI

SFRATTI, MANIFESTANTI OCCUPANO IL DUC

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