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Profughi: possibile aumento a 1700 nel 2017, nonostante le rassicurazioni della Regione

La Prefettura ha pubblicato un avviso pubblico di gara che prevede possibili incrementi nel numero dei "profughi" sul territorio provinciale, nonostante le recenti rassicurazioni della Regione

"Un mese fa, la vicepresidente della Regione Emilia Romagna, Elisabetta Gualmini, aveva garantito che in futuro a Parma non ci sarebbero più stati arrivi di richiedenti asilo, ma dal bando pubblicato in questi ultimi giorni dalla Prefettura pare che non sia così”.

Con queste parole, Luigi Alfieri, cofondatore di Parma non ha paura e candidato sindaco alle amministrative del 2017, interviene sulla questione dell'accoglienza ai “profughi”, citando il documento firmato dal prefetto Giuseppe Forlani.

“Nel testo dell'avviso pubblico è espressamente indicata la necessità di individuare strutture nelle quali assicurare l'accoglienza sino al 31 dicembre 2017 di 1700 persone: non si può che prendere atto di un aumento costante e sensibile dei numeri rispetto ai dati comunicati nel tempo. Speravamo che si prendesse coscienza che il carico su Parma e la sua provincia è troppo forte e col passare dei mesi, piano, piano, si arrivasse a un riequilibrio delle presenze nelle varie province. Con una diminuzione della nostra quota ”.

I numeri che erano stati forniti dalla Regione sottolineavano già tempo fa una disparità tra i territori, con un peso evidentemente sbilanciato su Parma: al 16 giugno 2016, secondo una comunicazione degli uffici dell’ente (elaborazione della RER su dati forniti dalla Prefettura di Bologna, Servizio Centrale, Ministero dell'Interno), risultavano essere 8.085 i richiedenti o titolari di protezione internazionale o umanitaria accolti in regione, dei quali 7.066 nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), 1.019 nelle strutture che rientrano nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). 307 erano i migranti accolti nel Centro di primissima accoglienza di Bologna.

Il maggior numero di richiedenti asilo era presente a Bologna: 1.554, dei quali 1.285 accolti nei CAS e 269 nelle strutture Sprar. Seguiva Parma con 1.049 presenze (864 Cas e 185 Sprar), Modena 995 (877 CAS e 118 Sprar), Reggio Emilia 902 (840 CAS e 62 Sprar), Ravenna 881 (788 CAS e 93 Sprar), Rimini 704 (617 CAS e 87 Sprar), Forlì-Cesena 691 (613 CAS e 78 Sprar). Piacenza è la provincia con meno migranti (609) suddivisi tra 588 persone ospitate nei Centri di Accoglienza straordinaria e 21 nel sistema Sprar.

“A Giugno i migranti nelle strutture del parmense erano quindi 1049, oggi la Prefettura ci mette nero su bianco che l'anno prossimo potrebbero arrivare a 1700: con numeri così elevati è molto difficile, se non impossibile, garantire una reale integrazione di chi arriva. A volte, gli ospiti sono lasciati allo sbando e cadono nella rete della criminalità organizzata dedita allo spaccio. E quando scade il periodo di “protezione” la situazione precipita. Tutto questo mentre le altre province dellaregione presentano numeri ben diversi.

Ora viene automatico chiedersi se sono corretti i rapporti tra i comuni del Parmense, la Regione e la Prefettura. Gli arrivi non potrebbero essere concertati tra i tre livelli? Non si potrebbero fissare delle lineee guida? E’ così difficile stabilire dei limiti oltre i quali un territorio non è in grado di sopportare l’afflusso di richiedenti? E’ così difficile vedere come sia squilibrato il trattamento tra Parma e la Romagna? La nostra provincia è in difficoltà.

Viene alla mente quanto ha dichiarato di recente il sindaco di Milano Giuseppe Sala: la nostra città ha già fatto moltissimo per gli immigrati ora è giusto fermarci dove siamo arrivati. Vale anche per Parma"

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