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Piano Rifiuti, il Wwf: "L'unica assente è la riduzione, 10 anni buttati nella spazzatura"

Nel 2014 ricorre il decennale del Piano Provinciale Gestione rifiuti che ha portato alla costruzione dell'inceneritore di Ugozzolo. "Se si continuerà ad ignorare riduzione, riuso, riciclaggio, il nostro territorio rimarrà ancorato ad un modello che non può prescindere da impianti di smaltimento"

"Dieci anni, è il caso di dirlo, letteralmente buttati nella spazzatura. Esordisce così la nota del Wwf di Parma. Dieci anni animati, o per meglio dire funestati, da un dibattito da stadio, con le opposte tifoserie delle opzioni inceneritore sì-inceneritore no ad affrontarsi tra povertà di contenuti e toni spesso inaccettabili: strumentalizzazioni politiche di ogni colore, insulti, pestaggi via webAll’indomani della chiusura del vecchio forno del Cornocchio, Parma si affacciava al nuovo secolosprovvista di impianti di trattamento dei rifiuti urbani. Una situazione che ci rendeva dipendenti dalle strutture di altri territori, ma regalava alla nostra classe dirigente la libertà di immaginare obiettivi e strategie, senza vincoli legati ad infrastrutture esistenti.

Una grande opportunità per avviare un progetto di ampio respiro, che affrontasse la questione da un punto di vista realmente a prova di futuro, sostenibile dal punto di vista ambientale e finanziario, e rivolto al bene comune. Opportunità sprecata malamente, come sappiamo, scegliendo una strada diversa, alla fine della quale Parma si ritrova con un inceneritore (per giunta sovradimensionato rispetto al fabbisogno) ormai in funzione, un progetto di raccolta differenziata domiciliare che, nonostante la recente accelerazione, è ancora incredibilmente zoppicante nel capoluogo a oltre sei anni dal suo avvio e nessuna concreta attività di riduzione a monte dei rifiuti. Se la produzione pro-capite, attestata in provincia di Parma a 600 kg/anno, sta rallentando la propria corsa, lo si deve solo alla crisi economica.

In questa situazione, se si continuerà ad ignorare le prime due delle famose “3R” (riduzione, riuso, riciclaggio), il nostro territorio rimarrà ancorato ad un modello che non può prescindere da impianti di smaltimento per chiudere la filiera dei rifiuti. Ci sono molte azioni che si potrebbero intraprendere immediatamente a livello locale, con volontà politica e un modesto investimento economico. Qualche esempio: incentivazione del compostaggio domestico, dissuasione del consumo di acqua in bottiglia, attraverso un miglioramento della qualità dell’acqua potabile e l’aumento della fontane di acqua depurata (magari iniziando dalla manutenzione di quelle esistenti, a partire dal Bizzozero), promozione dei pannolini lavabili, rilancio di eventi di sensibilizzazione, sul modello delle “ecofeste”. Molte di queste iniziative si trovavano già nelle osservazioni presentate dal WWF ed altre Associazioni al PPGR del 2004, e sono state attivate da tempo in alcuni comuni del Parmense, e in province vicine.

Si potrebbe poi, in collaborazione con i territori vicini e con la Regione, progettare azioni di più ampio respiro, da attuare nel medio periodo: ad esempio, stringendo accordi (che non siano vuote dichiarazioni di intenti) con la Grande Distribuzione, per l’incentivazione di prodotti a filiera corta, sfusi, reintroduzione del vetro a rendere, riduzione degli imballaggi, bando progressivo dei materiali non riciclabili. É a valle di tutto questo, e facendo buon uso del recente passaggio della competenza in tema di rifiuti dalla scala provinciale a quella regionale, che potremo concretamente perseguire l’opzione rifiuti zero, e pianificare l’uscita dalle modalità insostenibili di smaltimento, tra le quali l’incenerimento".

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