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Piano regionale rifiuti, Tutino a Bernazzoli: "Non può chiederci di rimanere fermi"

L'assessore all'ambiente di Reggio Emilia, Mirko Tutino, interviene in merito alla gestioni rifiuti in ambito regionale e attacca Bernazzoli: "

L'assessore all'ambiente di Reggio Emilia, Mirko Tutino, interviene in merito alla gestioni rifiuti in ambito regionale.

"Siamo ormai prossimi alla scadenza dei tempi per la presentazione di osservazioni al documento preliminare del Piano Regionale Rifiuti - si legge nel comunicato diffuso da Tutino - e credo che sia il tempo di affrontare questo argomento apertamente e con un dibattito pubblico, ben sapendo che non è una scelta comoda e che esistono nodi politici vecchi di molti anni e tanti interessi in ballo.
 
Il documento preliminare presentato dall'assessore Freda è insufficiente su diversi fronti: manca un piano per il decommissioning degli impianti di smaltimento (discariche ed inceneritori - partendo dai più obsoleti), non viene sufficientemente affrontato il tema del pre-trattamento finalizzato al riutilizzo di materia dal rifiuto residuo (partendo dai Tmb), serve un coordinamento regionale per lo sviluppo del porta a porta accompagnato da una fiscalità ambientale che favorisca i territori più virtuosi, è debole la relazione tra la raccolta differenziata e lo sviluppo di una filiera del recupero, la strategia in materia di riduzione dei rifiuti è confusa: si annuncia un calo del 25% che in realtà è un semplice spostamento di una quota di rifiuti urbani (delle imprese), che vengono riclassificati come rifiuti speciali.
 
Fatte queste considerazioni è difficile pensare che gli strumenti messi in campo consentano di raggiungere l'obiettivo del 70% di differenziata indicato nel piano. Così come, vista la scarsità di personale dell’agenzia di controllo del servizio idrico e rifiuti voluta dalla Regione, riteniamo che le amministrazioni non abbiano forti strumenti di controllo nei confronti delle multi-utilities. L'Emilia-Romagna merita un impegno diverso su questo argomento.

Apprendo dalla stampa che il Presidente dell’UPI Bernazzoli ha chiesto (a tre giorni dalla scadenza dei tempi previsti per le osservazioni e dopo che gli Assessori delegati e competenti in materia avevano già passato settimane a scrivere un documento firmato da tutti gli assessori ad eccezione di quello di Parma) di redigere “un documento unitario delle province”.
 
Comprendo che al Presidente della Provincia di Parma non piaccia l’idea di essere rimasto l’unico a sostenere l’autosufficienza delle province nello smaltimento dei rifiuti. Ma al di là del fatto che il tema è superato dalle valutazioni di sostenibilità ambientale (razionalizzare gli impianti è l’unica strada per ridurre gli impatti ambientali ed anteporre la salute ed il recupero dei materiali agli interessi di chi gestisce gli inceneritori), la posizione di Bernazzoli arriva fuori tempo massimo: 18 mesi dopo la scelta della Regione di costituire un unico ambito regionale.
La Regione, grazie alla Vicepresidente Saliera e ad un voto dell’Assemblea Legislativa avvenuto nel dicembre 2011, ha già compiuto questa scelta e lo ha fatto con un ampio percorso di condivisione. I dibattiti di queste ore, al contrario, dimostrano come non ci sia stata la stessa capacità sui temi ambientali.
 

Come si può chiedere, allo scopo di giustificare un dibattito politico interno ad una provincia che peraltro ha già visto, con le elezioni del 2012, un esito politico chiaro, alle altre otto province di stare ferme e non proporre una politica virtuosa di gestione dei rifiuti? E sia chiaro: Reggio ha ospitato per anni rifiuti da altre province ed oggi sta progettando e realizzando un sistema capace di evitare il ricorso ad inceneritori di altre province.

Proprio in questi giorni sono stato in Friuli a vedere diversi impianti di trattamento rifiuti finalizzati a recuperare materia. In Friuli ci sono 4 province: 3 hanno ottimi dati di raccolta differenziata (tra il 50 ed il 70%), una è ferma intorno al 20%: l’unica che ha un inceneritore. L’Emilia-Romagna ne ha otto. Prendiamo ad esempio dal programma della Serracchiani o di Marino a Roma: lasciamoci alle spalle i grandi impianti di smaltimento e puntiamo su un nuovo modo di concepire le raccolte differenziate e di sviluppare un’economia sul trattamento e sul recupero dei materiali.
 
Impegnarsi perché si cambi rotta non è una scelta che ha un colore politico. Una politica ambientale virtuosa è interesse del nostro ecosistema e delle prossime generazioni che vivranno in  in Emilia-Romagna. Dovrebbe essere l’abc di qualsiasi forza politica moderna. Su questi argomenti abbiamo già perso troppo tempo e troppe opportunità, penso si debba cambiare rotta".

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