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Università: il direttore di Ingegneria Rinaldo Garziera si candida a Rettore

La sua candidatura si aggiunge a quella di Paolo Andrei, direttore della Fondazione Cariparma e a quella di Carlo Quintelli

Rinaldo Garziera, 55enne Direttore del Dipartimento di Ingegneria e Architettura, membro del Senato accademico, si candida a Rettore di Parma. Ecco la lettera di candidatura indirizzata ai colleghi, al personale tecnico-amministrativo e agli studenti. La sua candidatura si aggiunge a quella di Paolo Andrei, docente di Economia e direttore della Fondazione Cariparma e a quella di Carlo Quintelli. 

LA LETTERA - Ai Colleghi, al Personale tecnico-amministrativo e agli Studenti, sottopongo le ragioni della mia candidatura alla carica di Rettore del nostro Ateneo per il sessennio 2017/2018-2022/2023. L’Università di Parma ha una storia di eccellenza e merita di continuare a scriverla, valorizzando e investendo sul suo capitale umano, premiando il merito e potenziando la ricerca. Per questo serve il contributo di ognuno, senza personalismi, in un’ottica di collaborazione e di visione condivisa. A beneficiarne sarà l’Ateneo, ma anche il territorio e le giovani generazioni, la cui alta qualificazione è ormai una condizione sine qua non per competere sul mercato del lavoro. Il prestigio del sistema universitario italiano, ormai da qualche anno, decresce rispetto a quello storicamente accordatogli. Nell’attuale contesto opaco, dove cause ed effetti si rincorrono e si confondono, il minor prestigio porta con sé minori finanziamenti. Si innesca così una spirale sfavorevole che getta nell’incertezza e nella demotivazione chi opera nell’Università e fa presagire inequivocabilmente uno scenario di progressivo declino. Il nostro Ateneo non è purtroppo indenne dagli effetti della infelice congiuntura economica. Le sfortunate circostanze che hanno portato a questa nuova tornata elettorale possono e devono trasformarsi nell’occasione per ridisegnarne obiettivi,direzione e contorni, con una visione strutturata non per fasti momentanei e personalistici ma per un’affermazione di lungo periodo. Serve una nuova visione, fatta di coraggio, di concretezza e di apertura. Il coraggio è quello che ci vuole per riconoscere i propri punti deboli, per ammettere i propri errori, per uscire da sterili e autoreferenziali dinamiche verticistiche di governo dell’Ateneo. La concretezza deve favorire un ritorno alla normalità e a un clima di lavoro sereno, dove cominciare a costruire democraticamente il progetto di crescita credibile e lungimirante di una “comunità di pari”. Il nostro Ateneo fa della sua vocazione generalista il suo punto di forza. Occorre per questo aprirsi al nuovo che avanza in tutti i settori, in tempi drasticamente mutati. La mente e la passione devono essere pronte ad uno scatto d’orgoglio per riconquistare la posizione che ci spetta, in termini di attrattiva, di fucina del Sapere e di motivazione per giovani ricercatori. Non credo a sogni velleitari, proclami iperbolici o obiettivi palesemente irraggiungibili. Bisogna fare i conti con il fatto che le risorse finanziarie devono essere costantemente inseguite e reperite anche attraverso canali alternativi. A maggior ragione le risorse acquisite devono essere sapientemente impiegate per valorizzare le persone a beneficio di un prestigio duraturo e ricondurre l’Università di Parma ad essere un polo di riferimento sempre più autorevole, spendibile ed eletto, con conseguente attrazione di finanziamenti e inversione della spirale negativa. E il compito di invertire la spirale avversa che ci avvolge è senz’altro alla portata della nostra forte e sana comunità scientifica. Bisogna premiare il merito. Migliori condizioni di lavoro consentiranno di esprimere tutto il potenziale che nasce dall’amore e dalla passione per la didattica, per la ricerca, per le attività organizzative presenti all’interno dell’Università di Parma. Questa passione deve essere alimentata a tutti i livelli, dalla docenza all’amministrazione, dal personale di laboratorio agli studenti, garantendo prospettive certe di carriera a chi si impegna per la crescita dell’Ateneo. Mi ripeto. L’Università di Parma deve tornare ad investire sul suo bene più prezioso: le persone. Nessuno dovrà sentirsi in balìa di disegni astratti, imprigionato dalla burocrazia o vittima di mosse incomprensibili su una scacchiera che non sente sua. Solo così si implementa il circolo virtuoso della nostra civiltà, a cui la nostra Istituzione contribuisce da più di un millennio. Con queste premesse, in questo contesto e con forte motivazione, intendo mettere a disposizione dell’Ateneo di Parma l’esperienza che ho maturato come Direttore di Dipartimento e in Senato Accademico, dove ho sempre sostenuto con forza le idee che Vi ho esposto. La solida credibilità e la considerazione di cui gode la nostra Università, malgrado qualche indice legato a valutazioni più o meno condivisibili, non è sicuramente stata scalfita da qualche improvvido passo falso o da qualche saltellamento nelle posizioni di una classifica da quotidiano. Sarà mio compito, qualora ottenessi la Vostra preferenza, rinsaldare questa reputazione, che l’Ateneo di Parma e la città si scambiano vicendevolmente. Questo dev’essere un obiettivo perseguito a tutti i livelli, con la certezza che la libertà del Sapere non può e non dev’essere subalterna o succube di indirizzi provenienti dall’esterno.

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