Presidio davanti alla Mazzoni Salotti: potrebbe chiudere tra 10 giorni

I sindacati hanno protestato con i lavoratori davanti ai cancelli dell'azienda di Sala Baganza. Antonino Leone della Fillea Cgil: "Rischiare di vedere sfumare il proprio lavoro nel giro di poco tempo senza percorrere soluzioni alternative è impensabile"

"Una scelta sconsiderata a cui si potrebbe ancora porre rimedio cercando una mediazione con l'intervento delle istituzioni". Questa la posizione di Antonino Leone, Fillea Cgil, in merito alla vertenza che potrebbe sfociare nella chiusura della storica azienda di Sala Baganza Mazzoni Salotti. Un marchio noto a livello nazionale, un'azienda che tra dipendenti attivi nella produzione e personale arriva a circa una trentina di persone, che ora rischiano di perdere il posto di lavoro a breve termine. Le ragioni la crisi economica che ha inevitabilmente attanagliato il settore, determinando notevoli cali di richieste nei periodi generalmente caldi per la produzione.

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Un calo recente, però, come sottolineato da Antonino Leone, Fillea Cgil, che sottolinea: "Da primavera sino all'estate l'azienda ha lavorato a ritmi notevoli, c'è stato un calo a partire da ottobre, quando generalmente si registrava un aumento delle richieste in vista del Natale. Ma anche se la crisi si sente continuano ad arrivare comande, il lavoro c'è anche se calato, quindi si potrebbero trovare soluzioni alternative stringendo i denti per andare avanti". Un basso uso della cassa integrazione, in tutto 2 mesi in un anno, quello registrato in azienda, sottolinea il sindacato, che propone tra le possibili soluzioni quella degli ammortizzatori sociali e dei contratti di solidarietà.

La decisione della chiusura è arrivata lo scorso 21 febbraio nel corso di un incontro presso la sede dell'Unione Industriali, che profilerebbe nella peggiore delle ipotesi lo stop della produzione nel giro di 10 giorni. Una scelta affrettata e cinica che non tiene conto delle esigenze dei lavoratori, il commento di Leone, che sottolinea: "L'ipotesi aleggiava da qualche tempo in azienda, c'era già il timore di una chiusura, è una decisione che non tiene conto dei lavoratori.

Nonostante il calo c'è ancora la possibilità di lavorare, è un marchio storico, che riceve richieste da tutta Italia. Un nome che a Parma esiste da sessant'anni non può chiudere per un momento di crisi del genere. Ci sono persone che lavorano qui da vent'anni, rischiare di vedere sfumare il proprio lavoro nel giro di poco tempo senza percorrere soluzioni alternative è impensabile". Queste le ragioni che hanno spinto il sindacato a chiedere l'apertura di un tavolo con la Provincia per convincere l'azienda a desistere dall'intento di chiudere i battenti.

Per protestare contro la decisione dei vertici, è stato indetto da oggi un presidio di protesta davanti allo stabilimento di Sala Baganza, con uno sciopero che proseguirà per i prossimi due giorni, in attesa di risposte concrete per i lavoratori e di un incontro con la rappresentanza sindacale per trovare un accordo per le parti.

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