Santa Lucia, tra storia e tradizione: i bimbi parmigiani aprono i regali

Nella tradizione, i piccoli appendono fuori dalla porta di casa un fiocco per avvertire la santa, che in quei giorni gira con il suo carretto trainato da un asino per i paesi, che lì un bimbo la attende

Statua di Santa Lucia

LA TRADIZIONE PARMIGIANA
La mattina del 13 dicembre, a Parma, tanti bambini felici corrono a vedere cosa ha lasciato per loro la giovanetta vestita di bianco.
La preparazione per questo evento magico e atteso per tutto l’anno inizia, però almeno 15 o 20 giorni prima, quando i bimbi appendono fuori dalla porta di casa un fiocco azzurro o rosa per avvertire la santa, che in quei giorni gira con il suo carretto di legno trainato da un asino per i paesi, che lì un bimbo la attende. Per fare abbeverare l’asino viene lasciata una ciotola piena d’acqua fuori da casa, così quando la santa passerà con il caratteristico scampanellio, lascerà dolci e caramelle per i bambini. La notte tra il 12 e il 13 i tutti i bimbi vanno a letto presto, perché sanno che solo se fanno la nanna Santa Lucia lascerà loro dei doni. Ma poiché il viaggi con il carretto e l’asino è molto lungo e faticoso, mamma e papà preparano il caffè e lasciano alcuni biscotti per Lucia e del fieno per l’asinello.
Ma come per Babbo Natale, vale la stessa regola, solo i bambini che sono stati buoni e hanno ubbidito alla propria mamma riceveranno i regali!

LA FESTA
La festa liturgica di Santa Lucia ricorre il 13 dicembre; antecedentemente all'introduzione del calendario moderno (1582) la festa cadeva in prossimità del giorno del solstizio d'inverno (da cui il detto "santa Lucia il giorno più corto che ci sia") ma non vi coincideva nei paesi che adottarono subito il nuovo calendario (differenza di 10 giorni). Nei paesi nordici, che adottarono questo calendario circa duecento anni più tardi, il solstizio cadeva, invece, proprio il 13 dicembre (calendario gregoriano).

È considerata dai devoti la protettrice degli occhi, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini e viene spesso invocata nelle malattie degli occhi.Il corpo della santa, prelevato in epoca antica dai Bizantini a Siracusa, è stato successivamente trafugato dai Veneziani che conquistarono Costantinopoli (l'attuale Istanbul) ed è quindi attualmente conservato e venerato nella chiesa di San Geremia a Venezia. Le sacre spoglie della santa siracusana tornarono eccezionalmente a Siracusa per sette giorni nel dicembre 2004 in occasione del 17º centenario del suo martirio.

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LA STORIA
Gli Atti del suo martirio, il cosiddetto Codice Papadopulo, narrano di una giovane, orfana di padre, appartenente ad una ricca famiglia di Siracusa, che era stata promessa in sposa ad un pagano. La madre di Lucia, Eutichia, da anni ammalata, aveva speso ingenti somme per curarsi, ma nulla le era giovato. Fu così che Lucia ed Eutichia, unendosi ad un pellegrinaggio di siracusani al sepolcro di Agata nel dies natalis della vergine e martire catanese, pregarono S. Agata affinché intercedesse per la guarigione della donna. Durante la preghiera Lucia si assopì e vide in sogno S. Agata in gloria che le diceva Lucia, perché chiedi a me ciò che puoi ottenere tu per tua madre? Nella visione S. Agata le preannunciava anche il suo patronato sulla città di Siracusa. Ritornata a Siracusa e constatata la guarigione di Eutichia, Lucia comunicò alla madre la sua ferma decisione di consacrarsi a Cristo. Il pretendente, insospettito e preoccupato nel vedere la desiderata sposa vendere tutto il suo patrimonio per distribuirlo ai poveri, verificato il rifiuto di Lucia, la denunciò come cristiana. Erano in vigore i decreti di persecuzione dei cristiani emanati dall'Imperatore Diocleziano.

Il processo che Lucia sostenne dinanzi all'Arconte Pascasio attesta la fede ed anche la fierezza di questa giovane donna nel proclamarsi cristiana. Minacciata di essere esposta tra le prostitute, Lucia rispose: "Il corpo si contamina solo se l'anima acconsente". Il proconsole allora ordina che la donna sia costretta con la forza, ma lei diventa così pesante, che decine di uomini non riescono a spostarla. Il dialogo serrato tra lei ed il magistrato vede addirittura quasi ribaltarsi le posizioni, tanto da vedere Lucia quasi mettere in difficoltà l'Arconte che, per piegarla all'abiura, la sottopone a tormenti.

Lucia esce illesa da ogni tormento fino a quando, inginocchiatasi, viene decapitata. Prima di morire annuncia la destituzione di Diocleziano e la pace per la Chiesa.

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