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Sciopero generale del 12 dicembre: corteo studentesco e precario da barriera Bixio

Sciopero Generale di venerdì 12 dicembre. Oltre al corteo promossa dalla Cgil e dalla Uil, con partenza alle ore 9 da Piazzale Santa Croce e arrivo in piazza Garibaldi ci sarà un secondo corteo "meticcio contro Jobs Act, Buono Scuola, Piano Casa e Sblocca Italia" con il concentramento fissato per le ore 8.30 a barriera Bixio

Sciopero Generale di venerdì 12 dicembre. Oltre al corteo promossa dalla Cgil e dalla Uil, con partenza alle ore 9 da Piazzale Santa Croce e arrivo in piazza Garibaldi ci sarà un secondo corteo "meticcio contro Jobs Act, Buono Scuola, Piano Casa e Sblocca Italia" con il concentramento fissato per le ore 8.30 a barriera Bixio

LE MOTIVAZIONI DELLA PROTESTA. "E così dopo anni di una politica degli sprechi e della distruzione di risorse e abbandono del ruolo pubblico nell’economia, una politica della corruzione e nella perdita di funzione di una sinistra che si è perfettamente omologata e integrata nel sistema di valori capitalistico come in nessun altro Paese è mai accaduto ci troviamo davanti all’ennesima sfida. Ci troviamo davanti alla politica di Matteo, quella perfettamente in linea con le politiche neoliberiste Europee. Ora la crisi sta mordendo duro e la società è piegata sotto il peso della disoccupazione. In più l’Europa madre maligna ci costringe a una cura da cavallo che corre il rischio di ammazzarci definitivamente. Il Jobs Act e la legge di stabilità 2015 sono i segnali più evidenti della subalternità del Governo a Finanza, Troika e potentati industriali. Si vuole cancellare qualsiasi forma di vertenza in qualsiasi settore lavorativo, pubblico o privato, per indebolire i diritti dei lavoratori e ridurre ulteriormente i salari.

Quando un cinquantenne resta senza lavoro e non ha le competenze per trovarne un altro come la mettiamo? Che si farà quando verrà brutalmente e arbitrariamente licenziato? E se invece pensassimo ai venti-trentenni, che rimangono (a volte purtroppo in modo inconsapevole) vittime di quella sorta di schema per il quale gli viene richiesto di sprecare tempi della propria vita inseguendo uno stage non retribuito, un apprendistato in stile reality Tv o semplicemente vengono purgati con lavori atipici, per mantenere le promesse previdenziali della generazione precedente e i privilegi di quella contemporanea?

Lo smantellamento del mercato del lavoro è un problema che accomuna individui ai due estremi dell’arco lavorativo, aspiranti molto giovani e disoccupati non più giovani. In poche parole si tratta di poveri disgraziati, troppo variegati per interessare ai politici. Il giudizio é fortemente critico anche sul piano de “La buona scuola” perchè intende piegare l’istruzione agli interessi del mercato e dell’imprese, cancella gli scatti di anzianità, sostituisce la cooperazione e l’idea di comunità delle scuole con la competizione individuale e risponde solo parzialmente alla necessità di stabilizzare il precariato. La prima condizione per una proposta di innovazione nella scuola pubblica è tornare a investire mentre con la legge di stabilità 2015 si continuano a tagliare risorse. Ogni giorno per molti giovani viene messo in discussione il diritto allo studio per essere messi a valore dalla speculazione edilizia, dai contratti precari e stage gratuiti. 

In questa condizione di forte disagio sociale il Governo cerca di far passare nell’opinione pubblica l’idea che i lavoratori garantiti dall’art18 siano dei privilegiati per giustificare il mancato rinnovo del contratto, alimentando una nuova guerra tra poveri sulla falsa riga di quella tra migranti e cittadini italiani. Se il futuro di cui il governo parla è quello del Jobs Act e quello de La buona scuola, no grazie ci costruiamo un’alternativa!

La rincorsa al “nuovo purché sia nuovo” dove non importa se qualcosa sia sensato e adeguato non finisce qui. Con il dl Sblocca Italia i fondi per il diritto allo studio stanziati dalle regioni subiranno un ulteriore taglio e di tagli si parla anche al fondo per gli enti di ricerca. È evidente che il nodo centrale del dispositivo legislativo Sblocca Italia si indirizzi, nel campo ambientale, verso semplificazioni degli adempimenti amministrativi, visti come ostacolo alla crescita economica e non come controllo e garanzia della difesa di diritti collettivi a salvaguardia dell’ambiente e della salute.

In altre parole il patto di stabilità può essere disatteso se le risorse pubbliche vanno indirizzate verso soggetti privati; una politica economica tesa allo smantellamento delle stato sociale a favore di gruppi finanziari internazionali, sottraendo la discussione su queste politiche al Parlamento.
Stesso disegno si evidenzia nel Piano Casa del ministro Lupi , oltre all’art.5 che attacca pesantemente le occupazioni abitative privando le persone che vivono all’interno degli stabili occupati della residenza e delle utenze , con l’articolo 3 del decreto Lupi il governo mette infatti mano violentemente alla dismissione delle case popolari, producendo forti tensioni soprattutto nelle periferie, schierando gli abitanti dei quartieri gli uni contro gli altri , mentre grossi imprenditori e speculatori edilizi si sfregano le mani arricchendosi sulla pelle di milioni di cittadini . Un disegno chiaro che attacca sempre di piu la popolazione piu povera , svendendo il patrimonio immobiliare pubblico lasciando poche briciole nelle tasche delle persone, che anche grazie al decreto Sblocca Italia si ritrovano a dover pagare bollette altissime a discapito di politiche portate avanti da governo e multi.utilities sempre più decise a devastare territori interi fregandosene della salute e delle condizioni economiche delle persone. Non è buttare via il bambino con l’acqua sporca– come dicono spesso i politici per salvare le loro malefatte – è molto di più, è l’assoluta mancanza di rispetto per la dignità della persona, l’accanimento abituale con i deboli e gli indifesi, con chi non ha altri mezzi che il proprio lavoro per sostentarsi.
Lo sciopero generale del 12 dicembre 2014 è la risposta alle politiche fallimentari del Governo che stanno scaricando i costi della crisi sui lavoratori, i pensionati, le nuove generazioni, tutta la parte più debole del Paese.

Sciopero che non arriva certo con il tempismo giusto: 9 giorni dopo l’approvazione del Jobs Act. Non ci si stupisce: questa giornata di mobilitazione è espressione delle richieste di una base vessata e arrabbiata. E’ espressione di precari, studenti, lavoratori, degli operai che si sono presi le manganellate a Terni, non certo di una dirigenza sindacale distaccata dalla realtà e interna alle lobby di partito. Stiamo parlando di milioni di persone che rinunceranno ad un giorno di paga per difendere diritti universali. Stiamo parlando di persone che per quel giorno di paga in meno dovranno fare rinunce pesanti. Stiamo parlando di studenti, anche delle scuole medie, giovani precari, sindacati, disoccupati, lavoratori a tempo, intermittenti, partite Iva,migranti. Stiamo parlando di donne e uomini. Storie diverse, vite poco componibili.

Resta il segnale di un conflitto generazionale che, come non succedeva da tempo, non riesce ad essere captato da nessuna sigla politica. La manifestazione del 12, però, andrà oltre questa rappresentanza. Unire tutti in uno sciopero generale non è un esercizio di protesta ma un modo concreto di rivendicare politiche di giustizia sociale senza mediazioni al ribasso. Questa è la sfida: ricomporre chi sta perdendo le garanzie lavorative con chi non le conosce nemmeno. Vecchi e nuovi non garantiti, studenti, stagisti e partite iva, qui passano le linee di sfruttamento contemporanee; qui va ricostruita reciprocità nel dissenso e nella vertenzialità; qui va costruito un momento comune. Da quello che siamo va costruita una proposta, all’altezza del tempo che stiamo vivendo: quello della crisi. Forme di reddito dirette e indirette, queste le soluzioni per sottrarsi alla gabbia del ricatto, queste le soluzioni per riprendersi quei pezzi di diritti che il neoliberismo ci ha sottratto pezzo pezzo tramite l’imposizione di politiche di austerity.

Non esiste società più violenta di una società che non riconosca nessun principio, come intoccabile e indiscutibile. E la società italiana è una società molto, molto violenta, anche se non ammazza per le strade. Dove non c’è rispetto per i diritti c’è violenza. Quanti oltraggi alle persone che vogliono lavorare e vivere un’esistenza degna dovremmo ancora sopportare perché cambi qualcosa in questo paese? Oggi la crescita di un movimento trasversale di tutti quei diritti che ci siamo visti strappare potrebbe cambiare la faccia dell’Italia. Altro che Jobs Act. Altro che Matteo".

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