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Sciopero generale, presidio al Maggiore

Sciopero generale, presidio al Maggiore

Sciopero Generale, Usi: "Pronto soccorso intasato e meno posti letto"

Tagli di posti letto e del personale, aumento del carico di lavoro, contratti e graduatorie bloccati dal 2008. Gli effetti delle manovre del Governo anche a livello locale, con lunghe attese all'Ospedale e pronto soccorso intasato

E' stata indetta per oggi dalle 8,30 una giornata di sciopero generale di tutte la categorie pubbliche e private per l'intera giornata, organizzato nel territorio da USI – AIT, USIS (Unione Sindacale Italiana Sanità) Parma unitamente alla Confederazione USB, la Confederazione Cobas e la CUB parallelamente allo sciopero nazionale con manifestazione previsto a Roma. La protesta dei lavoratori davanti all'Ospedale Maggiore con un volantinaggio informativo mira a sensibilizzare l'attenzione pubblica sulle carenze interne al settore e sulla precarietà, con ripercussioni anche per l'utenza.

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VIDEO: TAGLI, DISAGI PER I CITTADINI

TAGLI POSTI LETTO E DEL PERSONALE - "A livello nazionale dalla spending rewiev di Monti e con Brunetta prima sono stati tagliati 31 miliardi alla sanità, questo ha ripercussioni soprattutto nei territori - sottolinea Fabio Malandra, Usi Sanità Parma- La situazione di Parma è difficile, abbiamo una riduzione dei posti letto, del numero di lavoratori che devono anche sopperire alle mancanze, contratti a tempo determinato che non vengono rinnovati, concorsi bloccati, abbiamo i presidi più scadenti rispetto agli anni scorsi, abbiamo i concorsi bloccati come le graduatorie degli anni precedenti. E' una situazione critica. Dal 2008 il nostro contratto è fermo. La manovra Letta dei giorni scorsi, che è una farsa perchè ti aggiungono 9 euro in busta paga ma te ne tolgono 80 in tasse, è in prospettiva triennale, quindi il nostro contratto pubblico che doveva essere rinnovato nel 2014 probabilmente slitterà al 2017 per il rinnovo".

INIQUITA' DI TRATTAMENTO - Un clima pesante tra i lavoratori, come sottolineato da alcuni manifestanti, anche per la rabbia crescente e per una sfiducia generale nei confronti dell'azione sindacale. Rabbia che si riversa anche, come sottolineato da Malandra, su quelle che sono considerate palesi iniquità di trattamento: "In tutto questo l'azienda non ha ridotto il numero dei primari, degli amministratori e dei responsabili di reparto e i loro stipendi continuano a essere principeschi. Lo scontento soprattutto a livello lavorativo è che molti dipendenti fanno davvero fatica ad arrivare alla fine del mese. Le responsabilità non sono certo tutte dell'Azienda ma dalle scelte di Roma. Sicuramente però, se ci deve essere una riduzione dei posti di lavoro ci dovrebbe essere anche un taglio del numero dei primari e magari anche una riduzione di stipendio. In tutto questo i sindacati confederali hanno le loro responsabilità. Non puntiamo il dito contro Cgil, Cisl, Uil, Fials Fsi, che sono i maggiori all'interno dell'ospedale, ma è vero che le trattative non vanno nella direzione di tutela dei lavoratori".

LUNGHE ATTESE PER GLI UTENTI - Secondo quanto denunciato con il presidio di protesta, le ripercussioni della situazione di tagli di personale e aumento del carico lavorativo, toccano anche gli utenti, con tempi più lunghi di attesa e inevitabili disagi. "Noi come dipendenti cerchiamo di sopperire alle carenze, ma a volte ci sono inevitabilmente ripercussioni, come sul trattamento di pronto soccorso, che è intasato, magari vanno a casa con meno risposte di prima. Il pronto soccorso è il fiore all'occhiello di un'azienda ma i problemi ci sono anche li, noi cerchiamo di non far mancare loro nulla ma spaccandoci in quattro per farcela. L'attesa più lunga porta a favorire il privato e la libera professione dei medici perchè se per una tac un cittadino deve aspettare un mese se lo fa dal privato aspetta una settimana. Il pubblico viene sempre più ridotto aumentando la privatizzazione".

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