Sciopero contro il Jobs Act, Bussandri: "Non abbiamo bisogno di un'altra riforma pasticciata"

La Cgil si prepara alla mobilitazione regionale del 16 ottobre a Bologna e all'appuntamento nazionale del 25 per esprimere dissenso riguardo il Jobs Act e le politiche del Governo che, secondo Bussandri, smantellerebbe tutele e diritti del lavoratore

Un autunno in movimento quello preannunciato dalla Cgil Emilia Romagna che si mobilita contro il Jobs Act e quanto in discussione da giorni in Parlamento con due giorni di mobilitazione, il 16 ottobre prossimo a Bologna in vista poi dell'appuntamento nazionale a Roma del 25. Oggetto della mobilitazione il contrasto al Jobs Act di Renzi, sulla base, secondo la Cgil, della mancata inclusione nelle tutele di giovani e precari a scapito del peggioramento generale delle condizioni anche per chi al momento ha maggiori garanzie. "Tutte le riforme del lavoro varate dal 1997 a oggi - sottolinea il segretario generale Bussandri - hanno abbattuto garanzie e tutele per i lavoratori a tempo indeterminato e nessuna è servita a garantire maggiori diritti e abbattere la disoccupazione giovanile. Invece di togliere diritti anche a chi ne ha di più, occorrerebbe estenderli a tutti". Una polemica aperta per le parole pronunciate dal Premier Renzi in aperto contrasto con le sigle sindacali, tacciate di conservatorismo e di aver tutelato solo alcune categorie a scapito di altre, favorendo un dualismo nel mercato del lavoro. "Il nostro è un paese privo di memoria storica - sottolinea Bussandri - con un'informazione assolutamente inadeguata e asservita ai poteri forti. Non siamo immuni da autocritica, siamo consapevoli di essere causa di ritardi e di inadeguatezze ma le riforme che hanno penalizzato i lavoratori atipici non le ha varate la Cgil".

Una spaccatura profonda quella tra i sindacati e il Governo per il tema del lavoro, riguardo al quale però la Cgil si dice pronta a iniziare un dialogo, per discutere del mercato del lavoro e delle riforme contrattuali, in particolare per contratto a tutele crescenti, contratto a tempo determinato e casi atipici. "Il Jobs Act non solo manomette l'articolo 18 - tuona Bussandri - ma anche l'articolo 4 sugli impianti di video sorveglianza, l'articolo 13 sulla possibilità di demansionare il lavoratore. Siamo davanti a un disegno di smantellamento complessivo in cui il lavoratore non è più un soggetto di diritto ma un oggetto di produzione. Un disegno caro a Sacconi e a Ichino che Renzi ha sposato per portare questo scalpo in Europa e contrattare qualche punto in termini di flessibilità". Queste le ragioni alla base delle due mobilitazioni previste a breve, il 16 ottobre a Bologna con un corteo dalle 9,00 a Porta San Felice sino a Piazza Maggiore e comizio finale del segretario generale Emilia Romagna Vincenzo Colla, e il 25 ottobre a Roma, per la mobilitazione nazionale con due cortei di cui uno aperto dalla delegazione Emilia Romagna. Prevista anche un'iniziativa a Parma il 21 ottobre alle 15,00 in via Università 12, in collaborazione con l'Udu per discutere di giovani, occupazione, precarietà e diritti nel mercato del lavoro.

"Il paese non ha bisogno dell'ennesima riforma pasticciata sul lavoro, ma di trovare i modi per creare occupazione" sottolinea Bussandri, che ritiene sia necessario un piano straordinario dedicato in particolar modo per i giovani e le donne, con politiche per favorire la crescita economica riportando in Italia gli investitori stranieri, allontanati, secondo la Cgil, non da modifiche all'articolo 18 o allo statuto dei lavoratori, ma dall'alto tasso di corruzione, evasione fiscale, infrastrutture inadeguate e costi eccessivamente elevati dell'energia.

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Questi e altri temi l'oggetto delle riflessioni presentate stamane dalla Cgil all'onorevole Patrizia Maestri e al senatore Giorgio Pagliari. "Tra le riforme condivise la priorità su giovani e precari nella riforma del lavoro, una revisione urgente della legge Fornero sulle pensioni e la necessità di un confronto urgente tra Governo e parti sociali per evitare di procedere a colpi di mano facendo riforme in tempi troppo rapidi e avulse da qualsiasi confronto con chi rappresenta i lavoratori". Nessuna rottura con Cisl e Uil, rimarca la Cgil, che sottolinea come siano programmate iniziative future a novembre, ma rimarca la necessità di una scelta di impatto per creare reazioni dal Governo, anche alla luce della richiesta di fiducia sul Jobs Act, un chiaro segno, secondo Bussandri, di un rifiuto di confronto con le parti sociali, pensato per "depotenziare l'effetto della mobilitazione nazionale del 25 ottobre".

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