Lavoratori CFT, trattativa in alto mare: domani presidio permanente

Protesta all'Unione Industriali contro il licenziamento di 36 operai dell'azienda di via Paradigna: l'incontro tra i delegati sindacali e la proprietà è fallito, la lotta continua davanti ai cancelli dalle ore 8

Lavoratori CFT davanti all'Upi

Più di 150 lavoratori della CFT spa di  via Paradigna 94/a, in mobilitazione da settimane contro il rischio licenziamenti che colpirebbero 36 persone, si sono ritrovate questa mattina per il presidio davanti all'Unione Parmense degli Industriali in strada Ponte Caprazzucca, promosso unitariamente dall'RSU e da Fiom, Fim e Uilm. La decisione del presidio è stata presa ieri durante un'assemblea dei lavoratori. La procedura di mobilità per 36 lavoratori è stata aperta il 30 dicembre del 2011. Per tutta la giornata di oggi è stato indetto anche uno sciopero. Dentro la sede degli industriali si è svolto un incontro tra i delegati sindacali e la proprietà dell'azienda. La trattativa è fallita: da domani mattina presidio permanente davanti ai cancelli in via Paradigna dalle ore 8.

L'invito dei lavoratori che si stanno organizzando per difendere il posto di lavoro è alla partecipazione alla protesta ed è rivolto a tutti i cittadini e alle realtà politiche e sindacali che hanno a cuore le sorti dei lavoratori. Con striscioni, fischietti, cartelli e volantini i lavoratori hanno comunicato con i passanti spiegando la situazione a rischio e chiedendo solidarietà.

Secondo quanto riferiscono alcuni lavoratori l'azienda non ha problemi di mercato ed esternalizza i 2/3 della produzione: a pesare sulle sorti dei lavoratori sarebbe soprattutto il debito di 65 milioni di euro a fronte di 80 miliardi di fatturato. Sarebbero le banche ad aver chiesto la riduzione dei costi fissi, ovvero i licenziamenti per concedere il rifinanziamento dei debiti. La CFT di Parma di Rossi & Catelli realizza macchine e sistemi per la trasformazione del pomodoro e della frutta.

"L'azienda si è presentata chiedendo a noi se c'erano delle novità -riferisce Giuseppe Massari, delegato Fiom, perchè loro sono fermi all'apertura della procedura di mobilità o in alternativa all'attivazione della cassa integrazione per un certo numero di persone, individuato precisamente nelle aree da loro deciso. Noi abbiamo detto: voi fate una proposta per ridurre dei costi, se avete constatato che ci sono eccedenze spalmiamo questa problematica su tutte le aree interessate, che coinvolgono 140 persone con la cassa integrazione per 13 settimane a rotazione. Ma la proprietà ha detto no. La nostra impressione è che l'azienda voglia licenziare alcune persone. Stiamo pensando a un'altra proposta, che discuteremo in assemblea: mettere a disposizione un pezzo del nostro premio aziendale".

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