'Dare un nome al mondo': la legalità si impara da ragazzi. Coinvolti 370 studenti

"Dare un nome al mondo” è un progetto di promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile proposto alle scuole superiori di Parma e provincia. Con la cooperativa Giolli e Libera

La legalità si impara “da piccoli”: da ragazzi. E da piccoli si impara che la comunità, e la società, si costruiscono tutti insieme, e che non è mai giusto chiamarsi fuori. È proprio sui ragazzi che punta “Dare un nome al mondo”, progetto di promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile proposto alle scuole superiori di Parma e provincia e finanziato dalla Provincia di Parma e dalla Regione Emilia Romagna. 
L’iniziativa si svilupperà principalmente attraverso laboratori interattivi, seguendo il metodo del Teatro dell’Oppresso (TdO): per i ragazzi sarà un’opportunità per riflettere e per prendere coscienza, in un percorso che insisterà tra l’altro sul concetto di responsabilità individuale. Due le finalità principali: da un lato favorire e diffondere una cultura della legalità e della responsabilità che permettano ai giovani di inserirsi costruttivamente nei processi sociali e istituzionali della propria comunità e della società; dall’altro riflettere, a partire dalla Costituzione della Repubblica Italiana, sulle pratiche della legalità e della illegalità diffusa, con particolare riferimento al contrasto delle pratiche illegali  minute (piccola criminalità) e delle pratiche illegali legate a fenomeni più grandi come le organizzazioni mafiose. Diverse le azioni previste: laboratori, incontri pubblici con testimoni autorevoli, performances narrative. Al momento hanno aderito 16 classi di Parma e provincia per un totale di circa 370 studenti e studentesse.

“È un’iniziativa che s’inserisce in un percorso da noi sostenuto in questi anni con molta convinzione, perché il rischio di infiltrazione del crimine organizzato nel nostro territorio c’è. Abbiamo sempre cercato di fare un’operazione non solo di denuncia ma anche di formazione e di investimento sulle giovani generazioni: il nostro è stato un lavoro puntuale e continuo, e credo che qualcosa si sia prodotto. Abbiamo puntato sugli studenti e sui giovani, in questi anni oltre 1.500 ragazzi sono stati coinvolti nei nostri progetti: un passaggio credo rilevante per installare una cultura della legalità nel nostro territorio, che deve essere protetto e tenuto al riparo da questi rischi”, ha detto nella presentazione di oggi in Provincia a Parma il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli.

“La mia presenza qui vuole innanzitutto essere un riconoscimento al lavoro che la Provincia di Parma sta facendo in questo campo – ha spiegato la vice presidente della Regione Simonetta Saliera -. In un progetto regionale complessivo partito da 3 anni, con un investimento di 2 milioni di euro, questa Provincia sta agendo tantissimo sulla formazione alla legalità: un concetto base per i ragazzi, che crescono e un po’ alla volta potranno scegliere come rifiutare qualsiasi esperienza di vita che abbia a che fare con un pensiero mafioso”. “Questo progetto l’abbiamo ritenuto di grandissimo valore proprio perché agisce sul mondo scolastico in modo puntuale: è fondamentale la conoscenza di cosa vuol dire essere nella legalità o nell’illegalità, ed è fondamentale capire che il rifiuto del pensiero mafioso nasce dalle piccole cose”, ha spiegato la vice presidente, che ha sottolineato anche l’impegno della Regione nel recupero dei beni confiscati alle mafie. “Costruire una cultura della legalità è l’obiettivo fondamentale di questa iniziativa, che segue una rete di percorsi e di azioni che non nascono certo oggi”, ha osservato l’assessore provinciale alle Politiche sociali Marcella Saccani, insistendo sull’importanza di “far leva sui giovani”, e sulla consapevolezza che “l’idea di legalità nasce nel quotidiano”.

Il progetto sarà realizzato con la Cooperativa Giolli e il coordinamento di Parma dell’Associazione Libera. “Essere accanto alle istituzioni per noi è importante”, ha osservato Antonio Pignalosa di Libera, che ha aggiunto: “Il progetto? Si sentiva il bisogno di avvicinare la società civile, e in particolare i giovani, a questi temi. I giovani li conoscono spesso attraverso fiction televisive, che veicolano i messaggi in maniera talvolta opinabile: con questi percorsi vogliamo dare strumenti utili e corretti per decodificare i messaggi. Ci interessa soprattutto sottolineare il momento della scelta, ed è su questo che si insisterà anche nei laboratori teatrali. E puntare sulle parole: libertà, legalità, responsabilità personale”.La tecnica, come detto, sarà quella del teatro dell’oppresso: “Una tecnica che mettendo in scena alcune situazioni particolari chiama il pubblico a partecipare direttamente portandolo anche in scena”, ha spiegato Giovanni Badalotti della Cooperativa Giolli. “Noi lavoriamo su diversi fronti. Ultimamente molto con le scuole, settore importante perché è importante pensare al futuro: e va rimarcato che i ragazzi hanno più risorse e molto più interesse verso queste tematiche di quanto si pensi”.

I percorsi
Laboratorio  A
Laboratorio di 14 ore suddiviso in 7 incontri di 2 ore ciascuno, che sarà rivolto a una classe pilota e finalizzato alla messa in scena di una performance teatrale rivolta alla cittadinanza (performance da fare in strada in occasione della giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia). Per questo si prevedono due ulteriori incontri di 3 ore ciascuno per le prove, più 3 ore per la performance stessa.

Laboratorio   B
Laboratorio - performance interattivo, cioè composto di piccole parti narrative, utili a offrire un quadro storico-culturale di base e a offrire stimoli per la partecipazione e il coinvolgimento dei giovani partecipanti, finalizzato alla raccolta di loro idee, punti di vista, visioni, desideri, proposte. Le parole-chiave: legalità / illegalità; costituzione/responsabilità; giustizia / legge/ etica; territorio come luogo di relazioni e partecipazione attiva. Il laboratorio consta di 1 incontro di 3 ore per 7 gruppi di studenti, tra le 15 e le 80 persone.

Incontri pubblici con testimoni autorevoli
Iniziativa volta a promuovere l’incontro tra società civile, territorio, istituzioni e testimoni autorevoli portatori di memoria storica e buona pratiche, favorendo il più possibile la partecipazione attiva del pubblico. Si tratta di 2 incontri di 2 ore aperti anche al pubblico. Si rifletterà tra l’altro sulle figure di Giancarlo Siani e Mauro Rostagno, in due appuntamenti dedicati il sabato mattina.

Laboratorio - performance narrativo finale
Momento finale in cui restituire e rimettere in discussione con la cittadinanza, coinvolta attivamente, le idee emerse nel corso di tutto il progetto. Si tratta di 1 incontro da 3 ore, ipoteticamente venerdì 23 maggio in memoria della strage di Capaci. 

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Le classi aderenti
Laboratorio A
Isiss GIORDANI: V^ O TSS 15 alunni
 
Laboratorio B 
Liceo MARCONI: II^ M  I^ T  50 alunni
Liceo ULIVI: 3 classi triennio 75 alunni
Ite BODONI: II^ A III^ A  37 al.
Isiss GIORDANI: IV^ N V^ N Tss 44 al.
Itas BOCCHIALINI: I^ C I^ F 50 al.
Liceo MARIA LUIGIA: III^ C 28 al.
Iiss GADDA FORNOVO: II^ C 19 al.
Liceo ROMAGNOSI: 2 cl 50 al.

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