Mense scolastiche, la protesta: "Tolta l'esenzione, violati i diritti dei bambini"

La denuncia di Ethel, due figlie che frequentano le elementari e 700 euro al mese di stipendio, dopo l'approvazione di una delibera deve pagarne 120 per il pranzo: ha scritto all'Unicef

Ethel ha due figlie di 6 e 9 anni che frequentano una scuola elementare a Parma e un figlio che frequenta la scuola superiore, un lavoro da 700 euro al mese e tutte le difficoltà economiche che si possono immaginare in un periodo di profonda crisi economica, che sta colpendo tantissime famiglie anche nella nostra città. Al momento dell'iscrizione delle due figlie a scuola era tranquilla almeno per il servizio mensa: sicura che, come negli anni precedenti, avesse diritto all'esenzione dalla retta.

Fino a quando, a metà ottobre, riceve la notifica per il pagamento di 120 euro per il servizio ristorazione. Una delibera approvata dalla giunta il 15 settembre infatti stabilisce che chi ha un ISEE da 0 a 6360, 17 euro (è questo il caso di Ethel), deve pagare una retta, eliminando quindi la possibilità di accesso gratuito al servizio mensa. La delibera agisce retroattivamente, cioè a partire dal 1° settembre 2011.

La donna si ritrova così a dover pagare un servizio che gli era sempre stato garantito fino a quel momento e per il quale non aveva previsto spese. "Mi chiedono quasi 4,50 al giorno per il servizio ristorazione -sottolinea Ethel- per il pranzo delle mie due bambine, 120 euro circa al mese: una cifra considerevole per la mia situazione economica. Dopo aver saputo della delibera ho cercato di organizzarmi: non mi sono rifiutata di pagare ma ho proposto come soluzione il fatto di preparare io il pranzo alle bambine".

"In questo modo - continua la donna- per me la spesa sarebbe sicuramente minore: mi hanno detto però che ciò non è possibile per norme igieniche. Le bambine devono consumare il pasto fuori dall'aula mensa, emarginate rispetto alle altre. Del resto non posso nemmeno andare a prendere le bimbe a scuola prima dell'orario del pranzo perchè lavoro".

"Penso che questa sia una violazione dei diritti dei bambini: così ho mandato un fax ai servizi educativi del Comune, all'assessorato competente e all'Unicef.  Non chiedo soldi per pagare la mensa ma che il Comune riveda questa nuova misura. Tante altre persone sono nella mia stessa situazione: non possono pagare la retta della mensa perchè non ne hanno la possibilità". 

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Sulla questione è intervenuta oggi la Cgil di Parma con un comunicato

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