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L'appello dell'Usi agli insegnanti

L'appello dell'Usi agli insegnanti

Scuola, la guerra dei precari: più ore ai supplenti per non assumere

L'Unione Sindacale di Parma denuncia che la riduzione del personale attuata, viene arginata proponendo ai supplenti ore straordinarie fino a 24 alla settimana. E queste ore sono pagate il 25% in meno

"Non accettiamo più di 18 ore. Lavoriamo meno ma lavoriamo tutti! Autorganizziamoci, informiamoci e lottiamo!". Questo il motto dell'Unione Sindacale Italiana sezione di Parma nell'appello agli insegnanti e al personale della scuola affisso sui muri di molti istituti della città. Una situazione definita da alcuni docenti come insostenibile anche a seguito degli effetti della riforma Gelmini. "Con i numeri delle immissioni in ruolo di quest’anno – si legge nel comunicato - si cerca di porre un freno alla formazione di nuove sacche di precariato avvicinando per la prima volta il numero degli immessi in ruolo a quello dei pensionamenti. Un vero e proprio ‘contentino’ per evitare ribellioni ad altri e molto gravi provvedimenti: il prosieguo del blocco degli scatti di anzianità e la possibilità dello slittamento di due anni della liquidazione (Tfr).

Come se non bastasse negli ultimi anni molte scuole hanno attuato un ulteriore riduzione del personale cercando di assegnare più di 18 ore (una cattedra nella scuola sec.) ai supplenti annuali. Ogni insegnante può accettare un carico orario fino a 24 ore, ma ogni 3 insegnanti che accettano tale monte ore, uno di meno viene assunto dalla scuola. Dobbiamo ricordare, molti infatti non lo sanno, che le ore supplementari non sono pagate al 100% ma a circa il 75% rispetto all’orario ordinario e su queste ore l’insegnante a fine anno deve pagare le tasse!".

La situazione attuale a Parma è particolarmente delicata, secondo il punto di vista di una docente dell'Istituto d'Arte Toschi: "Moralmente sarebbe giusto il principio di accettare meno ore ma, all'atto pratico, mors tua vita mea. Soprattutto in casi di famiglie mono genitore, non si può rifiutare di fare più ore perchè a fine mese si tratta di soldi in più per sopravvivere. Con due figli all'università e tutte le spese, avere duecento euro in più non è molto ma fa comodo, assieme ad altri extra ricavati da corsi e attività che, in questa situazione, è necessario fare per arrotondare lo stipendio".

Un possibile modello, l'esempio del nord Europa. "Fare più ore potrebbe essere una soluzione sia per gli studenti, che imparano di più, sia per le famiglie che spesso non riescono a conciliare il lavoro con i figli, ma anche per i dipendenti, verrebbero assunte più persone. La situazione attuale è inaccettabile, ho colleghi che sono precari a quarantacinque anni! E' vergognoso soprattutto l'aspetto degli insegnanti di sostegno. L'esigenza purtroppo c'è, ma i ragazzi che ne hanno bisogno ricevono una "copertura" di meno della metà delle ore settimanali che passano a scuola. Per il resto ci si affida a una solidarietà comune piuttosto che all'occhio benevolo del bidello. In ventisei anni di lavoro non ho mai avuto, durante le mie lezioni, un insegnante di sostegno per i miei alunni che ne avevano necessità. E' giusto coalizzarci, ma sino a quando le cose peggioreranno in questo modo, è inevitabile che ognuno pensi ai propri interessi".
 

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