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Scuola, a Parma 115 docenti in meno. Romanini: "Tagli preoccupanti"

L'assessore provinciale commenta i primi dati sugli organici relativi alla provincia di Parma. "Dall'Ufficio scolastico regionale nessuna concertazione: chiediamo di ridiscutere tutta la partita"

La situazione per la Provincia di Parma è particolarmente preoccupante”. L’assessore provinciale alle Politiche scolastiche Giuseppe Romanini commenta così i primi dati relativi agli organici delle scuole del Parmense per il prossimo anno scolastico, comunicati dall’Ufficio Scolastico Regionale ai sindacati.

“In totale per la provincia di Parma sono stati programmati, al netto degli insegnanti di sostegno, 115 docenti in meno rispetto allo scorso anno scolastico, e in particolare 49 in meno nella scuola primaria, 23 in meno nella scuola secondaria di primo grado, 43 in meno nella scuola secondaria di secondo grado. Per la scuola dell’infanzia è confermato l’organico dell’anno scorso”, spiega Romanini, che stigmatizza “il terzo anno di tagli che mette definitivamente in crisi il sistema” e ribadisce la penalizzazione dell’Emilia Romagna: “La nostra regione ha subito i tagli percentualmente più bassi in tutta Italia, ma se consideriamo il rapporto tra popolazione scolastica e docenti siamo quelli messi peggio: si è inciso sull’Emilia Romagna nonostante le razionalizzazioni qui fossero già state fatte tutte”.

“Il disappunto della Provincia di Parma c’è ed è grande, in primis perché dall’Ufficio scolastico regionale è stato completamente by-passato il confronto, addirittura la comunicazione, con le Province: troviamo non consono il comportamento dell’Ufficio scolastico regionale, e chiediamo di ridiscutere l’intera partita”, dice Romanini, che entra poi nel merito dei numeri: “L’applicazione lineare del taglio ministeriale per la Provincia di Parma avrebbe comportato una riduzione di 80 – 85 posti. Viceversa, in base ai criteri utilizzati dall'Ufficio scolastico regionale, criteri non concordati e diversi da quelli degli anni precedenti, la riduzione è di 115 unità, con un taglio maggiorato di circa 30 cattedre.

È una situazione troppo gravosa per il sistema scolastico provinciale”. Oggetto delle critiche di Romanini sono proprio i criteri adottati dall’Usr: “Si sono utilizzati criteri diversi a seconda dell’ordine di scuola, e alla fine si sono penalizzate le province che, come la nostra, già hanno dovuto ridurre il tempo pieno e il prolungato per salvaguardare le piccole scuole di montagna. Con i criteri di quest’anno su Parma si scaricherebbe ad esempio il 18% del taglio regionale del personale delle scuole elementari: decisamente troppo. Il nuovo criterio, fondandosi su una astratta distribuzione in base alle ore teoriche per ordine di scuola, non tiene conto della storia e delle peculiarità territoriali: in particolare quelle della montanità, che nel Parmense ha com’è noto un peso rilevante. 

Ricordo che la provincia di Parma ha la quota di territorio montano percentualmente più alta della regione, e di conseguenza ha il più alto numero di pluriclassi nelle scuole in montagna. Il nostro sistema ha già fatto tanti sacrifici, proprio per salvare le scuole di montagna: questa ulteriore mazzata va davvero al di là di ogni logica”, afferma Romanini, che aggiunge: “Tra l’altro la provincia di Parma ha un incremento di popolazione scolastica complessiva in termini percentuali non solo non inferiore ma addirittura leggermente al di sopra della media regionale: anche questo non conta?”

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