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Sentenza Parmalat, Confconsumatori: "Entità del risarcimento inadeguata"

La Presidente nazionale Mara Colla: "Resta l'amara considerazione che i risparmiatori trovano sempre ostacoli sulla strada della richiesta di rimborso del danno subito anche nei confronti delle banche"

Confconsumatori ha accolto con soddisfazione la sentenza del processo Parmalat di venerdì scorso negli aspetti che riguardano il riconoscimento della responsabilità penale degli amministratori nel crac dell’azienda. «La decisione del Giudice ci soddisfa – commentano gli avvocati Luca Panzeri e Luca Baj, legali di Confconsumatori - e siamo in attesa di conoscere il ragionamento logico giuridico adottato dal Tribunale (che si è preso 90 giorni per la stesura della motivazione) per motivare la sentenza».

Per quanto riguarda, invece, le disposizioni a favore delle parti civili e il risarcimento del danno, Confconsumatori esprime un parere di segno opposto: l’entità del risarcimento è del tutto inadeguata rispetto alle richieste avanzate specialmente se paragonato al reale danno patito dalle persone e alle richieste avanzate dai legali dell'associazione.

Un’ultima nota riguarda i sequestri dei beni di Tanzi, resi definitivi dalla sentenza: «É da sottolineare con favore che è stata disposta la conversione in sequestro conservativo dei sequestri preventivi e probatori effettuati dalla Procura della Repubblica su alcuni beni e conti correnti riconducibili a Tanzi e agli amministratori della Parmalat. Questo senza dubbio potrà aumentare le garanzie patrimoniali sulle quali rivalersi».


«Resta l’amara considerazione che i risparmiatori trovano sempre ostacoli sulla strada della richiesta di rimborso e risarcimento del danno subito – afferma la Presidente nazionale Mara Colla – sia quando citano in giudizio le banche venditrici (tempi lunghi e sentenze contraddittorie), sia quando si appresteranno a chiedere il pieno e totale risarcimento ai vari amministratori della Parmalat, che potrebbero risultare nullatenenti. É per questo che Confconsumatori continua la battaglia, volta anche a rendere lo strumento dell’azione collettiva (class action) degno di questo nome».

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