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Ricominciare dopo aver perso il lavoro e la casa: la storia di Domenico, Pietro e Mohamed

Un aiuto per ricominciare dopo anni difficili con la perdita del lavoro, della casa e della famiglia. Grazie al sostegno di Pane e Vita Pietro, Domenico e Mohamed ora vivono insieme in un appartamento a San Pancrazio

Cercare di riprendere in mano la propria vita a 50 anni nonostante tutto, nonostante la perdita del lavoro, della casa e della famiglia. E’ lo stato d’animo che accomuna, seppur dopo percorsi diversi, Domenico, Pietro e Mohamed. Tre storie diverse, dagli esiti complicati, tre persone che dopo aver perso tutto si sono ritrovate a vivere insieme senza conoscersi prima, cercando di mettere in pratica uno dei progetti che Pane e Vita onlus vuole far decollare, pensando non solo ai beni di prima necessità come cibo e vestiti, ma seguendo un percorso di rieducazione partendo da un bene fondamentale: la casa. E’ da questo appartamento in una palazzina a San Pancrazio che i tre stanno cercando di risollevarsi dopo anni difficili.

L’abitazione dell’Acer è la casa in cui Pietro, 40enne parmigiano, ha sempre vissuto con i genitori a parte un breve periodo di allontanamento. Una lunga esperienza come disossatore di prosciutti, Pietro ha lavorato per dieci anni per un’azienda di Banzola ma con la crisi e la riduzione del personale è stato licenziato. “Il 2012 è stato l’anno più difficile della mia vita. Ho perso il lavoro, è morta mia madre. Ho girato i prosciuttifici di Langhirano e della zona ma non sono riuscito a trovare lavoro, intanto tre aziende avevano dichiarato fallimento. Per un po’ di tempo ho vissuto con i sussidi di disoccupazione ma a un certo punto con le bollette da pagare e l’affitto non riuscivo più ad andare avanti. A fine agosto del 2013 mi hanno staccato luce e gas. Non avevo di che mangiare, ero costretto a lavarmi con l’acqua fredda o ad andare in via Turchi. Qualche conoscente mi ha aiutato, i vicini mi hanno fatto fare la doccia da loro qualche volta e la domenica mi permettevano di cuocere un tegame di pasta da loro. Ma gli amici che avevo prima si sono dileguati appena sono iniziate le difficoltà. Come se non bastasse, nel giugno scorso mi hanno riscontrato il diabete e sono stato ricoverato in ospedale. L’aiuto dell’assistente sociale sinora non mi è servito a molto. La mia vita è cambiata da quando per caso, girando in centro, ho conosciuto i volontari di Pane e Vita che avevano un banchetto in via Cavour”.

Grazie all’associazione che da sette anni aiuta i senza dimora autofinanziandosi, è stato stipulato un nuovo contratto per l’energia per ripristinare luce e gas. Pende però la problematica della presunta occupazione senza titolo da parte di Pietro, a causa di un ritardo nell’attestare l’ampliamento famigliare da parte della madre. La causa, di cui si sta occupando l’associazione Avvocato di strada Parma, verterà anche sul costo dell’affitto, 450 euro, ritenuto spropositato per chi come Pietro è disoccupato ormai da due anni e non ha altre fonti di sussistenza. Da qui l’idea di Pane e Vita di sperimentare una convivenza nell’abitazione di San Pancrazio, visto lo spazio di 100 , proponendo a Pietro di condividere l’abitazione con Domenico e Mohamed ricevendo un sostegno per i viveri e i beni di prima necessità da parte dei volontari.

Domenico è un ex imprenditore di origini campane sulla sessantina che vive ormai da oltre vent’anni nel nord Italia. Era un commerciante di prodotti per l’edilizia e possedeva un locale da 400  nel quartiere San Lazzaro, con due uffici, un deposito esterno e uno interno, oltre a un deposito a Luzzara con macchinari escavatori per piattaforme aeree. Domenico con la sua attività dava lavoro a due operai e lavorava con alcuni artigiani. Con la crisi e i debiti che non riusciva a ripianare l’inevitabile fallimento nel giugno 2013 che lo ha portato a perdere tutto, il lavoro e anche la casa. Con un matrimonio finito alle spalle, Domenico si è ritrovato da solo e senza un riferimento e dopo 20 anni di lavoro ha dovuto rivolgersi alla Caritas e alloggiare nel dormitorio da cui è stato poi mandato via. “Per me è stato fondamentale incontrare Luigi e i volontari, ora vivere qui seppur con difficoltà mi stimola a guardare avanti, non mi sento più solo”. Una convivenza a tre che tra alti e bassi per ora funziona, anche dividendosi i compiti, come racconta Mohammed, che preferisce occuparsi delle pulizie, mentre la cucina è affidata a Domenico e i piccoli lavori di casa a Pietro.

Anche la vita di Mohammed era apparentemente come tante, prima l’arrivo in Italia in vacanza più di vent’anni fa e poi la decisione di trasferirsi a vivere a Roma. E Roma sino a pochi anni fa è stata la sua casa, con un lavoro come piastrellista che negli anni lontani dalla crisi gli fruttava sino a 500.000 lire al giorno. Una vita tranquilla con una compagna italiana poi diventata sua moglie e la nascita, otto anni e mezzo fa, di una bambina. Poi con la crisi arrivano la perdita del lavoro e la separazione. L’allontanamento da Roma per cercare un nuovo lavoro a Parma due anni e mezzo fa non si è però rivelata la soluzione giusta, con un lavoro in un rifornitore di benzina per cinque mesi durante i quali Mohamed ha ricevuto solo una mensilità.

Inevitabilmente, con le difficoltà nell’inviare il mantenimento alla famiglia, è arrivata anche la decisione del giudice per l’affidamento esclusivo della bambina alla madre. Difficile per Mohamed anche riuscire a pagare l’affitto, senza più uno stipendio non poteva neanche più permettersi un posto letto a 200 euro al mese in una casa condivisa con altre persone. Da quel momento il precipitare degli eventi e la ricerca di un rifugio prima sotto i portici della Pilotta poi alla stazione ferroviaria, in un vagone fermo in un binario morto, che Mohamed ha ripulito e sistemato per passarci le notti. Quel vagone abbandonato è stato la sua casa per un anno e quattro mesi, quando grazie a un agente della Polfer Mohammed ha conosciuto i volontari di Pane e Vita che lo hanno prima accolto nel camper, dove ha vissuto per tre mesi, poi sistemato nella casa di San Pancrazio con Pietro e Domenico.

“Ora sono anche io un volontario e la sera aiuto quelle stesse persone con cui prima condividevo la strada. Ci sono alcune famiglie con cui sono in contatto, sono in difficoltà ma per orgoglio non vengono alla stazione a chiedere aiuto. Conosco cinque famiglie tunisine, quattro famiglie romene e due famiglie di italiani in difficoltà. Alcuni di loro vivono in caseggiati abbandonati o in rifugi di fortuna. Conosco una famiglia di italiani che non riesce più a pagare l’affitto. Hanno una bambina di tre mesi, non hanno neanche i soldi per comprarle i pannolini e sono costretti a usare degli stracci. Mi chiedono aiuto e porto loro qualcosa da mangiare grazie a ciò che mi fornisce l’associazione. Sanno che possono contare su di noi. Sono felice di poter aiutare qualcuno, questa associazione non mi ha dato solo da mangiare e qualche vestito, mi ha fatto sentire meno la mancanza dei miei cari, della mia terra. Ora posso dire di avere una nuova famiglia, sono loro”. Ora per Pietro, Domenico e Mohamed la speranza è che una volta risolto il problema dell’occupazione senza titolo si possa regolarizzare la loro convivenza che diventerebbe il primo esempio concreto del progetto di Pane e Vita per dare una casa a senza dimora pensando anche a un piano di inclusione sociale che permetta a tante persone come Pietro, Mohamed e Domenico di avere una seconda possibilità dalla vita.

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