Tra i senzatetto di via Mazzini: "Mi sono rifiutata di prostituirmi e sono finita in strada"

Sono pochi i parmigiani che si fermano per dare qualche spicciolo e ascoltare le loro storia: Susanna (nome di fantasia) dopo la fine di un matrimonio burrascoso è finita nella nostra città per un lavoro in nero che poi ha perso: "Ho provato di tutto ma quello non l'ho fatto"

Per tre giorni consecutivi l'abbiamo trovata in via Mazzini, sotto ai portici, a chiedere l'elemosina ai passanti. Per tre giorni centinaia di persone sono passate in centro storico, indaffarate e di fretta per concludere al più presto gli acquisti per i regali di Natale. Di queste solo poche si sono fermate a dare qualche spicciolo alla donna che, da sola, è rimasta per ore a chiedere qualche soldo. Per lei i regali di Natale sono quelli che, in pochi, le hanno fatto fermandosi a parlare con lei. Come un ragazzo di circa vent'anni che è rimasto con lei per venti minuti e ci ha raccontato perchè lo ha fatto. "Tutti vedono queste persone ma per tutti sono invisibili. Io non ho fatto niente di speciale: credo che tutti i parmigiani dovrebbero fermarsi a dare una mano a chi è in difficoltà: non mi importa se la signora è italiana o straniera. E' un essere umano da aiutare. Nel suo esporsi in pubblico ha fatto un grande passo: mettere a nudo la sua povertà. Il mondo che immagino è utopico ma spero in un futuro in cui tutti i parmigiani e le parmigiane offrano qualcosa a chi la chiede in strada". Tante altre persone sono passate senza fermarsi, ignorando la storia di povertà che avrebbero potuto intercettare. Ma la povertà spaventa e il meccanismo dell'allontanamento è del tutto consueto.

"La mia storia - ci racconta Susanna (nome di fantasia) inizia con la mia separazione ed il divorzio, un matrimonio travagliato che non è finito per colpa mia. Oltretutto il mio ex marito non mi ha mai pagato gli alimenti e io mi sono ritrovata a perdere tutto, a non avere più nessun soldo a disposizione. La mia famiglia mi ha aiutato ma il loro aiuto non è stato sufficente. Non è certo colpa loro: io non ho trovato lavoro, fino alla data del divorzio ho sempre lavorato come casalinga ma purtroppo questo lavoro non è riconosciuto. Ho capito, sulla mia pelle, cosa significasse il concetto di dipendenza economica". Un'altra ragazza, che si è fermata a chiedere le condizioni di salute della signora, ascolta la sua storia e ne è commossa. Vorrebbe aiutare di più e le lascia il suo numero di telefono e le chiede di ritrovarsi per parlare.

Poi, continua ad ascoltare la storia. "Vivevo in una città della Toscana e la mia vita scorreva molto tranquillamente: ero sposata ma mio marito ha iniziato ad essere sempre più violento e geloso. Dopo l'ennesima lite davanti a casa ha chiesto il divorzio ed è riuscito a prendersi tutto. Non mi ha mai pagato nemmeno gli alimenti, cosa che avrebbe dovuto fare. Poi il mio trasferimento a Parma e l'inizio di un lavoro precario ed in nero trovato grazie ad un'amica: con il passare dei mesi però il lavoro diminuiva sempre di più e ad un certo punto il padrone ha deciso che non eravamo più utili: non avendo un contratto non ho potuto fare valere i miei diritti e mi sono ritrovata qui: a girovagare per il centro chiedendo soldi. Ho provato di tutto: mi sono solo rifiutata di fare la prostituta: una strada che la mia amica ha scelto ma che io non sceglierò mai". 

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