La notte degli invisibili: viaggio tra i senzatetto con Pane e Vita

Cronaca di una notte con i volontari per mettere in luce realtà difficili: circa 300 le persone che secondo la stima dell'associazione non ricevono aiuti sufficienti e non hanno un tetto

L'appuntamento come di consureto è al parcheggio Conad di viale Piacenza poco prima delle nove di sera. Davanti un paio d'ore che sembrano lunghissime e non bastare mai. Il camper di Pane e vita, associazione onlus che da 5 anni si occupa di aiutare i senzatetto e gli indigenti, parte alla volta della stazione. Ad aspettarlo una cinquantina di persone, che poi diventano un centinaio. A gestire la fila e fornire aiuto un gruppo di City Angels. Luigi Martuscello e gli altri volontari distribuiscono buste contenenti, pane, uova sode, formaggio, salumi, yogurt, prodotti in scadenza forniti da Azione solidale Caderno, dal Panificio 10 e raccolti con periodiche collette alimentari alla Conad di viale Piacenza.

Intanto un gruppo di volontari fa tappa nella sala d'aspetto della stazione, una realtà che agli occhi dei più è spesso sconosciuta, di giorno gremita di viaggiatori in attesa del treno, di notte trasformata in un vero e proprio dormitorio, almeno sino all'ora di chiusura, le 2 del mattino. Luigi e alcuni volontari fanno ingresso salutando una quindicina di persone di cui ormai conoscono le singole storie e le difficoltà con cui si scontrano. C'è una coppia di campani con un cane, moglie senza lavoro, marito che lavorava in un istituto di vigilanza ma che, perdendo il lavoro, non è riuscito a far fronte alle spese.

C'è un'anziana minuta sorridente che si fa stretta su un cappotto liso e una sciarpa colorata. C'è una donna sulla cinquantina in lacrime, poco prima l'intervento dell'ambulanza per portare via suo figlio dalla sala d'aspetto, colto da malore per troppo alcool. Lei aveva un lavoro part-time precario, perdendolo non è riuscita a far fronte le spese con due figli disoccupati da mantenere, non le è rimasta altra scelta che prostituirsi. Volti segnati da storie diverse con in comune la difficoltà a uscire dalla realtà della vita di strada. Dopo il mangiare, è la volta della consegna dei vestiti, regalati da privati o reperiti grazie a "Di mano in mano", c'è chi chiede pantaloni, giubbotti, cuffie e soprattutto scarpe. Tante le coperte che vengono portate anche nella sala d'aspetto. Dopo circa un'ora il camper riparte, all'interno una quindicina di volontari stipati tra le casse di viveri, vestiario e coperte.Importante contributo quello fornito dalla Fondazione Patrizio Paoletti che dal 9 gennaio scorso ha attivato una collaborazione con Pane e vita nell'ambito del progetto Un milione di pasti, offrendo risorse economiche e umane per l'unità di strada.

servizio-notturno-con-volontari-pane-e-vita-gennaio-2013- (5)-2Un giro notturno per individuare chi dorme per strada, i luoghi sono diversi, anche nell'immediata periferia cittadina. C'è chi dorme in macchina, chi trova riparo in vecchi casolari abbandonati. Proprio in via dei Mercati una delle realtà più significative del disagio sociale diffuso a Parma. Nel giardino dell'istituto Zooprofilattico vive da 5 mesi una coppia di 56 e 52 anni. Arrivano dalla Repubblica Ceca, non parlano italiano e nessun'altra lingua europea. Non sapendo dove vivere si sono costruiti un riparo di fortuna issando un bastone e legandoci due teli di tipo agricolo, a mo' di tenda. E' stata proprio una delle dipendenti dell'istituto a segnalare dopo pochi giorni la presenza della coppia chiamando Comune, Polizia Municipale e Caritas. Il risultato: un rimpallo di responsabilità, un paio di notti in dormitorio e il ritorno alla vita per strada. The caldo, pane e coperte quanto dato dai volontari cercando di farsi capire con qualche gesto e un sorriso, prima di partire per un'altra tappa, solo poche centinaia di metri dopo, una coppia costretta a dormire in auto.

DATI CENSIMENTO Difficile stimare un numero esatto di persone in difficoltà a Parma, alcuni volontari per questo stanno stilando una sorta di censimento registrando nome e nazionalità delle persone con cui interagiscono, anche nell'ottica di dare vita a un punto d'ascolto. 19 le donne e 48 gli uomini secondo quanto emerso dai dati raccolti a partire dal 4 dicembre scorso. L'età media per le donne è di 50 anni e 38 per gli uomini. "Il 67% proviene dall'est Europa, Moldavia, Ucraina, Romania, Albania, un fenomeno che negli anni si è accresciuto probabilmente anche a seguito della caduta del muro di Berlino, una migrazione all'inizio degli anni Novanta dall'Est Europa verso l'Europa occidentale - sottolinea Katia Tarasconi, che si è occupata del censimento assieme a un'altra volontaria -. Il 22% proviene dal Nord Africa e dall'Africa centrale, altra grossa fetta, con fenomeno storico di più di vecchia data, presente a Parma da almeno una decina d'anni.

Gli immigrati sono la fascia più debole della società, arrivano sprovvisti di qualsiasi cosa e spesso è un passaggio automatico finire per strada". Il 13% è costituito da italiani, un dato che è cresciuto rispetto agli scorsi anni e costituisce le cosiddette nuove povertà, con difficoltà spesso maggiori degli altri ad accettare il cambiamento. secondo quanto dichiarato dalle persone censite, quasi nessuna di loro si appoggia alla Caritas in qualche modo. "Se ci fosse un'unità di strada della Caritas sarebbe più semplice fornire un aiuto diretto e mirato soprattutto per chi anche a causa di difficoltà linguistiche e mancata conoscenza delle strutture di accoglienza non sa a chi rivolgersi per ottenere aiuto". I dati, spiega Katia, sono parziali, determinati anche dalla difficoltà di ottenere informazioni particolareggiate, ma in molti casi si tratta di situazioni di disagio che riguardano un numero ben più vasto di persone, famigliari o figure vicine a quelle con cui interagiscono i volontari. Interesse sui dati raccolti dimostrato anche dal professor Alessandro Bosi del dipartimento di Sociologia nell'ambito di un laboratorio incentrato sui cambiamenti sociali in atto da anni a Parma.

Tanto da fare per aiutare i meno abbienti, con precise responsabilità da parte degli enti istituzionali e non solo: "Parma ha solo 60 posti durante l'anno e 24 nell'emergenza freddo, che sono largamente insufficienti - sottolinea Luigi Martuscello -. Riteniamo che a Parma e provincia ci siano circa 300 persone in grave difficoltà, numeri che non ci sono stati negati ma ci è stato detto che l'amministrazione non può farsene carico, però la società civile si. La nostra dignità inizia quando riusciamo a riconoscere la dignità di un altro". 

VIDEO: VIAGGIO TRA GLI INVISIBILI

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