Inquinamento dei canali che portano al Naviglio: sequestrate le lavatrici della Lavanderia Torinese

Gli impianti sono ora finiti sotto sequestro per disposizione del GIP, che ha accolto la richiesta del Comune, dettata esclusivamente dalla necessità di tutelare la qualità delle acque pubbliche

"E’ una vicenda lunga e complicata -si legge in una nota- quella che ha visto protagonisti il Comune di Parma e la Lavanderia Torinese, che non ha mai ottemperato ai provvedimento dei diversi enti competenti per far cessare la fonte di inquinamento individuata nelle lavatrici ad acqua. I suddetti impianti sono ora finiti sotto sequestro per disposizione del GIP, che ha accolto la richiesta del Comune, dettata esclusivamente dalla necessità di tutelare la qualità delle acque pubbliche.

Già da anni la questione era all’attenzione dei diversi Enti competenti, ma solo ora è arrivata la svolta che pone almeno temporaneamente fine alle emissioni inquinanti. Il tutto ha avuto inizio con i numerosi esposti ad ARPA presentati da privati cittadini, che lamentavano costantemente un grave inquinamento delle acque superficiali del fosso interpoderale situato nei pressi della Lavanderia Torinese in via Colorno, che riceveva, tra gli altri, i reflui prodotti dalla stessa ditta e che risulta tributario del fosso che scorre parallelo a via Paradigna, a sua volta confluente nel Canale Naviglio. Negli anni seguenti i ripetuti controlli da parte di ARPA, Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Bologna, Polizia Provinciale, Agenti Ambientali del Comune di Parma, AUSL avevano accertato diverse criticità del sistema di depurazione della ditta in questione.

Erano quindi stati emessi diversi atti di diffida da parte degli enti competenti, finalizzati ad imporre la sospensione degli scarichi idrici inquinanti delle lavatrici ad acqua, che quindi avrebbero dovuto essere smaltiti come rifiuti liquidi. Visto che le diffide non hanno sortito l’effetto sperato, nel mese di marzo 2014, il Comune di Parma – servizio controllo abusi nel territorio - ha emesso un provvedimento di sospensione temporanea dell’attività di lavaggio ad acqua, in attesa dell’allaccio in fognatura dell’intero complesso condominiale.

Ma neppure questo è stato sufficiente: infatti, nell’ambito dei controlli in loco effettuati nei mesi successivi, è emerso che le lavatrici ad acqua in realtà non avevano mai smesso di funzionare. La mancata osservanza di quanto imposto dal Comune di Parma ha comportato la scelta di procedere alla richiesta di sequestro dei soli impianti individuati come fonti inquinanti, al fine di assicurare la cessazione degli scarichi. Ora la vicenda registra un primo punto fermo: come disposto dal Decreto di Sequestro Preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Parma, Paola Artusi, il giorno 13 Ottobre il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri ed ARPA hanno proceduto al sequestro delle lavatrici ad acqua della Lavanderia Torinese. Rimane comunque in funzione l’attività di lavaggio a secco, che non produce scarichi inquinanti".

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