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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca

"Servono cibo e farmaci per i bimbi afgani a Parma"

L'appello del medico Rosanna Giordano, medico del Dipartimento di Sanità Pubblica: "Alcuni di pochi giorni, altri che hanno sei anni, c'è bisogno sicuramente di pannolini, di latte, piuttosto che omogeneizzati, magari di frutta quindi tutte quelle cose che possono essere utili in una situazione come questa"

"Scappano da una situazione che penso si commenti da sola. Terribile. Abbiamo visto tutti le immagini, adesso hanno solo bisogno di trovare un po' di serenità". Rosanna Giordano, medico del Dipartimento di Sanità Pubblica di Parma, si è occupata dell'accoglienza medica riservata alle 30 persone arrivate a Parma dall'Afghanistan. Nel gruppo ci sono 4 famiglie, con sei bambini. Di età diversa. "Alcuni di pochi giorni - dice la Giordano - altri che hanno sei anni, c'è bisogno sicuramente di pannolini, di latte, piuttosto che omogeneizzati, magari di frutta quindi tutte quelle cose che possono essere utili in una situazione come questa". Dalle braccia della madre, poggiata con la testa piccola e gli occhi semichiusi, stancati dal viaggio, c'è una creatura che ha poco più di 40 giorni.

"Cosa succederà dopo la quarantena? Non ci sono ancora indicazioni in questo senso, dopo la prima fase di accoglienza in cui verranno somministrati ai bisognosi beni di prima necessità, attendiamo istruzioni. Parma ha accolto le quattro famiglie, tre all'Hotel San Marco e una al Padus di Trecasali e si occupa di loro per la gestione sanitaria. Abbiamo attivato diverse unità. Intanto le famiglie sono al sicuro, in condizioni igienico-sanitarie congrue. Devono effettuare il tampone all'arrivo, come da normativa e trascorreranno il periodo di quarantena nei covid hotel.  Accanto avranno la Protezione civile, la Croce Rossa e per la parte sanitaria si è mossa chiaramente l’Azienda Usl attraverso la visita all'arrivo da parte dei medici Usca, attivati per far fronte a questo bisogno.  Il Dipartimento di sanità pubblica si occuperà dell'esecuzione dei tamponi e dei controlli nei giorni di quarantena. C’è anche un mediatore culturale che farà da tramite per cercare di capire quali sono i bisogni e le necessità di queste persone. Si tratta di gente che lavora sicuramente sull'asse Nato-Italia, quindi collegate al nostro Paese". Che oggi, dopo tanta disperazione, prova a restituire a questa gente un pizzico di serenità.

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