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Lavoratori del settore tessile in sciopero contro taglio di contratti e diritti

Dopo oltre 20 anni il settore tessile/abbigliamento torna allo sciopero generale e lo fa in difesa del contratto nazionale di lavoro scaduto più di sei mesi fa (il 31 marzo 2016) e che riguarda oltre 420mila addetti, la cui trattativa con SMI per il rinnovo si è bruscamente interrotta lo scorso 20 ottobre

Dopo  oltre  20  anni  il  settore  tessile/abbigliamento  torna  allo  sciopero generale e  lo  fa  in  difesa del  contratto  nazionale  di  lavoro  scaduto  più  di  sei  mesi  fa  (il 31  marzo  2016)  e  che riguarda  oltre  420mila  addetti,  la  cui  trattativa  con  SMI  per  il  rinnovo  si  è bruscamente  interrotta  lo  scorso  20  ottobre.

Al  centro  del  mirino  dei  sindacati l’indisponibilità  delle  controparti  a  rivedere  l’impostazione  sul  modello di individuazione ed erogazione degli incrementi  salariali  e  per  le  richieste  normative tutte  incentrate  a  comprimere  diritti  e ruolo  negoziale  delle  Organizzazioni  Sindacali territoriali  e  delle  R.S.U.

Il sistema moda industria pretenderebbe infatti di ridurre le ferie agli impiegati; intervenire sui tre giorni di carenza malattia già retribuiti da molti anni al 50%; il pieno recepimento del Jobs Act nel contratto nazionale, riducendo le tutele a tutti i lavoratori; limitare la fruizione della legge 104 per assistenza; disconoscere il lavoro svolto fino ad oggi per aggiornare gli inquadramenti.

Ai lavoratori viene poi proposto un modello contrattuale che, rinviando i calcoli sull’inflazione all’anno successivo, non dà, all’atto della sottoscrizione, nessuna certezza economica. Tutto ciò, mentre le piccole e medie imprese del settore tessile abbigliamento hanno già sottoscritto un rinnovo di contratto che prevede aumenti salariali e non taglia diritti e tutele.

“In  un  comparto  dove  la  contrattazione  di  2°  livello,  per cultura  e  per  dimensione  aziendale,  stenta  ad  affermarsi  -  hanno  spiegato  Stefania  Pomante,  Mario  Siviero  e  Riccardo  Marcelli,  rispettivamente  segretari nazionali  del  settore FILCTEM CGIL, FEMCA CISL e UILTEC UIL -  è  irrinunciabile  il  ruolo  regolatore  e  l’autorevolezza  salariale  del contratto nazionale”.

La mobilitazione, che prevede anche il blocco dello straordinario e delle flessibilità, vedrà a Parma una intera giornata di sciopero il prossimo lunedì 21 novembre, con presidio davanti allo stabilimento della Fabbrica Sartoriale Italiana (più nota come Caruso) a Soragna, in via Croce Rossa, 2, a partire dalle ore 7.30.

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