Gli attivisti anti-sfratto chiedono un incontro a Pizzarotti. E 10 punti di rivendicazione

Dopo il presidio con sportello del 22 ottobre in Prefettura la Rete Diritti in Casa chiede un incontro urgente al sindaco: "Abbiamo atteso invano che l'Assessore Rossi Laura ci convocasse dopo che, a seguito di un incontro risalente allo scorso inverno"

Sfratti e case popolari. La Rete Diritti in Casa chiede un incontro urgente al sindaco Federico Pizzarotti. Gli attivisti dell'associazione che promuove lo sportello per il diritto all'abitare presso la Casa Cantoniera di via Mantova, hanno inoltrato la lettera di richiesta al sindaco alla stampa. "Abbiamo atteso invano che l'Assessore Rossi Laura ci convocasse dopo che, a seguito di un incontro risalente allo scorso inverno" -scrivono gli attivisti- si prese l'impegno di convocare un tavolo entro la ormai passata estate". 
 
"Come Rete Diritti in Casa -si legge nella lettera- richiediamo urgentemente un incontro con il Sindaco, gli Assessori competenti per avere risposte politiche al problema della casa in città. Abbiamo atteso invano che l'Assessore Rossi Laura ci convocasse dopo che, a seguito di un incontro risalente allo scorso inverno in cui abbiamo discusso dello sgombero di uno stabile occupato, si prese l'impegno di convocare un tavolo entro la ormai passata estate. Dopo il presidio sotto la prefettura del 22 Ottobre riteniamo che con l'inverno alle porte questo incontro sia da tenersi nel più breve lasso di tempo possibile.
 

Attraverso lo studio e il confronto con altri movimenti per il diritto all'abitare sparsi sul territorio abbiamo stilato una serie di rivendicazioni e proposte per rendere accessibile e tutelare il diritto all'abitare. Siamo consapevoli dei tagli e dei vincoli al bilancio imposti dagli ultimi governi di ogni colore politico e proprio per questo la maggior parte delle nostre proposte sono a costo zero (come il blocco degli sfratti) o a saldo invariato. Siamo anche consci del fatto che fare ciò che chiediamo sia in primo luogo una questione di coraggio, il coraggio di mettersi contro alcuni dei poteri forti della città, come i grandi proprietari immobiliari e gli speculatori edilizi. Ricordiamo che la mancata tutela del diritto all'abitare porta con se costi altissimi, costi sociali, sanitari, familiari, in materia di ordine pubblico. Per questo spesso gli assistenti sociali si trovano obbligati a rivolgersi a noi per risolvere tanti casi e situazioni singole che hanno invece bisogno di nuovo approccio politico generale radicalmente differente da quello attuale. Punti di rivendicazione e di proposta Rete Diritti in Casa di Parma:
 
1) Blocco generalizzato degli sfratti, almeno per i mesi invernali, per morosità incolpevole. Comune e Prefettura si possono impegnare in tal senso seguendo l'esempio dato da Firenze più volte nel passato. 
2) Blocco degli sgomberi di tutti gli occupanti per necessità delle case occupate private e pubbliche per non alimentare la già gravissima emergenza abitativa.
3) Stop vendita delle case popolari.
4) Conversione di tutto l'housing sociale attualmente in vendita in alloggi di tipo ERP. L'housing sociale, che fa guadagnare banche e costruttori, risulta inaccessibile alla maggior parte delle persone che ne avrebbero bisogno.
5) Utilizzo da parte del Comune di tutti gli stabili comunali sfitti al di fuori di quelli ERP, requisizione degli edifici statali, regionali e provinciali per convertirli in ERP e iniziare a far fronte alle centinaia di persone in graduatoria assegnando questi spazi ed alloggi anche in autorecupero.
6)Requisizione del patrimonio privato tenuto sfitto da diversi anni dai grossi proprietari con riferimento a diverse leggi ed all'articolo 3 della Costituzione (numerose sono le fonti richiamate in diverse ordinanze come: l'art. 7 della legge 20 marzo 1865, n.2248; l'art. 36 del R.D. 17 agosto 1907, n. 542; l'art. 153 del TU 4 febbraio 1915; gli articoli 19 e 21 L. 6 dicembre 1971 n.1034; e per il richiamo all'obbligo di soccorso commesso alle funzioni di Ufficiale Sanitario attribuite al Sindaco la Legge Sanitaria n.833 del 1978). La presenza di alloggi sfitti può derivare da speculazione edilizia, da un cartello fra proprietari che introduce una distorsione del mercato immobiliare. Le case vengono tenute sfitte per non aumentare l'offerta abitativa e mantenere prezzi più alti. Eventuali indennità alla proprietà sarebber o da calcolare non in base al prezzo di mercato ma in base al valore della rendita catastale. 
7) Autorecupero ed autocostruzione: dare la possibilità di autorecuperare gli alloggi pubblici da parte di chi li abita dandoli per necessità a costo zero per l’amministrazione, scalando poi le spese dagli affitti. Incentivare l’autocostruzione usando stabili come fabbriche, caserme e capannoni per ricavarne alloggi per l’emergenza abitativa.
8) Rigenerazione urbana e riuso delle città con consumo di suolo azzerato.
9) In ogni caso mettere in atto misure volte a limitare l’esecuzione forzosa e a graduare l’esecutività in funzione dell’individuazione di soluzioni di trasferimento da casa a casa.
10) Presa di posizione pubblica e impegno del comune di Parma per chiedere al governo un piano straordinario sull'emergenza casa con nuovi fondi e misure legislative volte a non avere più lo scempio della concomitanza delle case vuote e delle persone che vivono senza casa. Siamo fiduciosi in una pronta risposta"
 

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