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Sgombero di via Po, Ciac: "Una ferita aperta, mai più politiche di esclusione"

"Abbiamo aperto una struttura per dare accoglienza e un percorso di emancipazione ad alcune persone che vivevano in quel luogo o in luoghi simili in condizioni inaccettabili"

“La struttura sgomberata in via Po rappresentava un monumento al degrado e all'esclusione, creato sia dalle leggi inaccettabili che tolgono diritti ai cittadini stranieri, sia dall'immobilismo delle istituzioni che non hanno voluto affrontare la questione, da noi segnalata da anni, con una progettualità con rispettasse i diritti di tutti”. E’ questa la presa di posizione di Ciac (Centro immigrazione asilo e cooperazione) sull’intervento avvenuto ieri nella struttura sul fiume Baganza. “Da quasi un anno – sottolineano dell’associazione – abbiamo aperto una struttura per dare accoglienza e un percorso di emancipazione ad alcune persone che vivevano in quel luogo o in luoghi simili in condizioni inaccettabili”.

L’ente di tutela dei cittadini migranti, attivo a Parma da quasi vent’anni, si dichiara sgomento per “aver scelto di attuare questa operazione in pieno inverno e durante una pandemia sanitaria. Così come sgomentava nel primo pomeriggio di ieri vedere un tale vastissimo schieramento di varie forze dell’ordine a fronteggiare cinque immigrati che insistevano (a quanto ci risulta inutilmente) per poter riavere effetti personali”. 

Secondo quando riferito dalle autorità erano circa una trentina le persone presenti nella struttura di via Po. “Gli assessori presenti, quello alla sicurezza urbana e quello all’ambiente, hanno assicurato che avrebbero avuto ricovero e pasti caldi. Noi abbiamo visto persone completamente disorientate. Il timore è che si sia “sanato” un luogo, non la condizione delle persone. E’ probabile che quelle stesse persone le ritroveremo semplicemente in un altro analogo luogo della città tra pochi giorni”.

Per Ciac, quindi, è necessario una riflessione condivisa con tutti gli attori in campo sul sistema di accoglienza a Parma. “Lo sgombero di ieri mostra il problema, che sarà acuito dalla chiusura annunciata per il prossimo 29 dicembre della casa alloggio (di un privato) di Borgo del Naviglio. Ciò che si evidenzia è la vastità del problema alloggiativo a Parma, anche ai livelli più essenziali. Occorre che le persone sgomberate o sfrattate abbiano possibilità alloggiative e accompagnamento sociale. La marginalità e l’esclusione, che hanno cause profonde e riguardano porzioni di popolazione crescente, non possono essere affrontate solo con interventi repressivi ma richiedono una discussione approfondita, posta alla partecipazione della comunità, che riconosca le cause e su quelle agisca per rimuoverle e prevenire, richiedono politiche coraggiose, inclusive e rispettose dei diritti”.

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