Iren, sgombero degli uffici. Gli attivisti: "I piedi d'argilla di Iren hanno iniziato a cedere"

"La giornata odierna -scrivono i No inceneritori- rappresenta, nonostante la sproporzione dei capi d'imputazione, una prima vittoria del movimento che chiede una gestione etica dei servizi pubblici essenziali"

Iren, sgombero degli uffici. Ecco la nota inviata in redazione dagli attivisti di No Inceneritori Emilia-Romagna. Ecco il video di Anomalia Parma che hanno realizzato gli attivisti. 

LA NOTA DEI NO INCENERITORE. "Fermati gli attivisti della rete ”No Inceneritori Emilia Romagna” e della ”Rete Diritti in Casa” di Parma, per la resistenza passiva opposta durante l’occupazione degli uffici di Iren. L’occupazione in oggetto era finalizzata a richiedere una moratoria contro i distacchi delle utenze per morosità incolpevole. Durante l’azione, svoltasi questa mattina, i manifestanti hanno ottenuto, per tramite del presidente della commissione ambiente del Comune di Parma, Fabrizio Savani, l’impegno dell’amministrazione comunale ad aprire un tavolo di confronto per definire aree di intervento volte a porre fine al fenomeno dei distacchi selvaggi a danno di chi già paga la crisi in prima persona e si trova depredato dei servizi minimi che dovrebbero essere garantiti costituzionalmente.I manifestanti richiedevano un confronto con la dirigenza di Iren che si è rifiutata di incontrare una delegazione di attivisti; al rifiuto gli attivisti hanno deciso per l’esercizio della resistenza passiva allo sgombero operato dai poliziotti della Questura di Parma. 

LA SOLIDARIETA' DI USI E FAIL'Unione Sindacale Italiana-sezione PR e il gruppo  Antonio Cieri della Federazione Anarchica Italiana,  esprimono la propria solidarietà ai lavoratori che manifestavano ieri presso Iren Parma e sono poi stati portati in questura a sirene spiegate con un esagerato spiegamento di forze da parte della polizia di stato. La richiesta era l'incontro con  un dirigente Iren  per la garanzia di un chilovatt e acqua per chi non riesce a pagare le bollette ed ora invece subisce un distacco immediato di tutte le utenze, trovandosi così in totale mancanza del minimo necessario per vivere dignitosamente. Non solo nessuno ha incontrato i manifestanti, ma sono state  mandate camionette e manganelli contro manifestanti pacifici e donne coraggiose , in alcuni casi anziane malate, una delle quali attualmente in ospedale per le percosse. La violenza repressiva dello stato è messa a servizio di chi fa pagare con le tasse  i propri debiti e privatizza i profitti.

Nella mattinata Iren ha imposto ai dipendenti l’interruzione del servizio allo sportello, nonostante i manifestanti, pacificamente, invitassero l’utenza ad usufruire normalmente dello stesso. Di fronte alla Questura, dove erano stati portati circa 25 manifestanti per l’identificazione e la notifica dei capi d’imputazione, si è tenuto un presidio che ha radunato circa 100 tra cittadini e simpatizzanti, mentre i fermati si vedevano negare l’intervento dei legali chiamati a loro difesa. Nel corso del fermo ai manifestanti sono stati notificati i seguenti capi d’imputazione: interruzione di pubblico servizio, invasione di edifici pubblici, manifestazione non autorizzata e violenza privata. Nel corso del pomeriggio, durante una mediazione favorita dall’intervento del Senatore Pagliari e della Deputata Maestri, è stata indetta per lunedì 2 Dicembre l’apertura di un tavolo di confronto fra movimenti, istituzioni e la dirigenza di Iren sugli argomenti sollevati durante la giornata. La giornata odierna rappresenta, nonostante la sproporzione dei capi d’imputazione, una prima vittoria del movimento che chiede una gestione etica dei servizi pubblici essenziali e l’istituzione di una soglia minima garantita per gli stessi, che devono essere sottratti alla gestione privatistica e speculativa delle mutiutilities.

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Ancora una volta, a chi chiedeva diritti, Iren, deputata alla gestione dei servizi necessari alla dignitosa sussistenza della cittadinanza, risponde con un silenzio colpevole ed assordante, contrapponendo alle legittime richieste dei manifestanti, che hanno deciso di mettere in gioco i loro corpi, la priorità del profitto e la repressione esercitata dagli organi di polizia. Questa grande giornata di lotta ha aperto una breccia attraverso la quale è facile scorgere le debolezze e le incongruenze della facciata etica dietro la quale si nasconde la vera natura dell’azienda. Oggi, dopo ore di lotta, di impegno e di sacrificio strenuo, i piedi d’argilla del gigante Iren hanno iniziato a cedere, facendo tremare dalle fondamenta l’intero castello. Ed è solo l’inizio".
 

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