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Sovescio e Lux sotto sgombero, Rete diritti: "Non ce ne andremo"

Gli attivisti e gli occupanti contestano le motivazioni di mancanza di sicurezza avanzate da Comune e Prefettura per applicare la misura di sgombero in via Bixio e al Cinema Lux. Rete diritti in casa: "Non ce ne andremo"

Non hanno alcuna intenzione di permettere che diventi esecutiva l'ordinanza emanata dal Comune di Parma e dalla Prefettura le 40 persone che da mesi occupano gli spazi dell'ex cinema Lux e dello stabile di via Bixio. Grazie all'impegno di Rete diritti in casa gli occupanti erano riusciti a ottenere la residenza negli spazi che insieme avevano sistemato e reso vivibili. Ora con l'applicazione di una norma del decreto legge per il Piano Casa approvato dall'Esecutivo, decade il diritto alla residenza per chi occupa abusivamente.

La concessione di residenza negata e l''ordinanza di sgombero i capitoli finali di una vicenda portata avanti da mesi, sin da quando, il 16 ottobre 2013 lo stabile dell'Oltretorrente chiuso da anni è diventato uno spazio autogestito per accogliere nuclei famigliari con 5 minori che non avevano un altro posto in cui stare. Storie come quella di Nadia, giovane madre di due figli piccoli, di 1 anno e 4 anni, che dopo lo sfratto in Borgo Valla è stata ospitata dagli attivisti di Sovescio e Rete diritti in casa: "I servizi sociali ci avrebbero dovuto garantire un alloggio in un residence, invece non è mai avvenuto nonostante le promesse. Io, mio marito e i miei figli ci siamo trovati fuori senza sapere dove andare. Siamo stati ospitati qui e ora abbiamo un'abitazione dignitosa, questi ragazzi hanno fatto ciò che avrebbero dovuto fare le istituzioni". Secondo quanto raccontato dagli occupanti nel corso di un incontro con la stampa, lo spazio autogestito Sovescio non è solo un luogo per ospitare famiglie in difficoltà ma anche un modo per incentivare la socialità con iniziative culturali e spazi utilizzati per allestire una piccola biblioteca e una palestra.

Gli attivisti di Rete Diritti in casa sostengono che lo stabile sia in buone condizioni anche sulla base dei lavori di autorecupero effettuati nel corso dei mesi scorsi e attestati da una perizia di parte eseguita recentemente da un ingegnere. Sulle ragioni della presunta inagibilità dello stabile Rete diritti in casa contesta la perizia presentata dal Comune perchè datata 2012 e riferita a Borgo San Giuseppe 4. "Si tratta di un provvedimento politico mascherato con le motivazioni della sicurezza dei cittadini - sottolinea Giacomo, Rete Dititti in casa -. In che modo il Comune pensa di tutelare la sicurezza, mettendo per strada le persone? Ci sono famiglie che ora hanno la possibilità di lavarsi, di avere un tetto, di presentarsi a un colloquio di lavoro, di poter ripartire". Tra le richieste degli attivisti quella che i partiti e la società civile si facciano carico della vicenda facendo da mediatori con le istituzioni affinchè ci sia un passo indietro e non si porti avanti il piano di sgombero. "Chiediamo un incontro urgente al Comune per trovare un punto d'incontro. Noi abbiamo dato una risposta concreta alle famiglie che si trovavano in condizioni di emergenza e non abbiamo intenzione di andarcene sino a che non si troverà una soluzione".


 

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