Sgombero via Bengasi, gli occupanti escono. Il giovane è sceso dal tetto

Polizia, carabinieri, municipale, vigili del fuoco e digos sono arrivati in via Bengasi dove intendono dare esecuzione allo sgombero dell'immobile occupato dal novembre 2010

Via Bengasi, i Vigili del Fuoco allestiscono il telo di sicurezza

ORE 7.35 - Polizia, carabinieri, municipale, vigili del fuoco e digos sono arrivati in via Bengasi dove intendono dare esecuzione allo sgombero delle due palazzine ai civici 2 e 4 occupate dal novembre 2010 e dove vivono circa 50 persone, compresa la famiglia di Nourredine con tre bimbe piccole. Per il momento non ci sono tensioni. Sul posto alcuni attivisti della Rete Diritti in Casa che si preparano alle trattative. 

ORE 8.10 - Gli occupanti chiedono una soluzione dignitosa per tutti, si accontenterebbero di un posto letto per tutti in dormitorio. In particolare vogliono la riapertura del Cornocchio e una soluzione per la famiglia che ha tre bambine piccole. Alcune persone sono salite sul tetto. Proseguono le trattative. La polizia si è presentata in borghese senza agenti in assetto antisommossa per cercare di arrivare ad una soluzione, senza ricorrere allo sgombero forzato.

via bengasi casa occupata sgombero - ParmaToday
ORE 8.40 - Tensioni tra occupanti e forze dell'ordine mentre viene dato l'ordine di staccare il gas alle palazzine e gli operai si mettono al lavoro. Vengono lanciati alcuni oggetti delle finestre del primo piano che fortunatamente non colpiscono nessuno. Gli attivisti della Rete Diritti in Casa si mettono in mezzo e il lancio di oggetti finisce. La famiglia di Nourredine è sempre più disperata per il proprio futuro e non vuole lasciare l'immobile. Si accelerano i tempi delle trattative con il Comune per cercare una soluzione.

ORE 9.15 - Alle 10 è fissato un incontro in Comune con una delegazione degli occupanti per trovare una soluzione. Sembrano sicuri almeno 20 posti in un dormitorio cittadino. Intanto un giovane tunisino di circa 22 anni, arrivato in Italia un anno fa e che ha perso entrambi i genitori, non ha lavoro e non ha casa, continua a restare sul tetto in segno di protesta. Gli altri occupanti preparano le loro cose in attesa di depositarle in un magazzino comunale. In ogni caso, prima di lasciare gli edifici attenderanno l'esito dell'incontro.

ORE 9.40 - Il Comune propone una soluzione ad hoc per la famiglia con le tre bimbe piccole. Per le altre 45 persone propone un posto in dormitorio e alla mensa della Caritas e poi una soluzione a medio e lungo periodo. Consegnata, dopo la richiesta della Polizia, una lista con i nomi degli occupanti.

ORE 10.35 - In corso al DUC l'incontro tra la delegazione di occupanti e Patrizia Vaccari, dirigente dei Servizi sociali del Comune. Ancora sul tetto uno degli occupanti: si è legato la collo un lenzuolo per protesta. La soluzione proposta dal Comune è la seguente: per 48 ore la famiglia di Nourredine, con tre bambine piccole, potrà soggiornare all'ostello di via San Leonardo. Dopo si vedrà, poichè la famiglia ha fatto domanda per la casa di emergenza e si attendono a giorni le assegnazioni.

ORE 11.00 - Il ragazzo sul tetto non intende scendere. Per questioni di sicurezza i Vigili del Fuoco posizionano un grosso telo gonfiabile, nel caso in cui il giovane scivoli dal tetto. Si trova infatti in una posizione pericolosa. Gli attivisti della Rete Diritti in Casa e gli altri occupanti, dopo aver accettato la soluzione proposta dal Comune, cercano di convincere il giovane a scendere dal tetto ma non ci riescono. Lui minaccia di buttarsi se qualcuno si avvicina.

ORE 12.00- Dopo alcune discussioni il giovane sul tetto che scenderà tra circa 20 minuti, ma che vuole essere ascoltato per il suo problema: è disperato e non ha un lavoro. Intanto si prepara il primo camion che porterà mobili ed oggetti degli occupanti in un magazzino comunale.

LA RETE DIRITTI IN CASA
"Il problema -ricordano dalla Rete Diritti in Casa- è che si prospetta uno sgombero senza alternative e che quindi gli attuali abitanti di Via Bengasi rischiano di essere buttati per strada. La Rete Diritti in Casa e gli occupanti sono più volte intervenuti, con 3 lettere al prefetto e vari presidi, per sollecitare un piano di interventi per garantire una soluzione alternativa a chi è stato costretto per necessità a ricorrere all'occupazione. Oggi si prospetta, in assenza di interventi di qualsiasi tipo da parte delle istituzioni, una risposta di tipo esclusivamente repressivo".

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