Sicurezza, l'ex capo delle Volanti Bax: "Un errore non puntare sul volontariato"

Sicurezza, interviene Massimo Bax: "Un errore non incentivare il volontariato. Il Sindaco deve promuovere azioni di prevenzione favorendo la collaborazione di diversi soggetti"

Sicurezza, interviene Massimo Bax. "La sicurezza della nostra città continua ad essere un tema centrale rispetto a tanti aspetti del vivere civile. Una città sicura è una città a misura di famiglia, dove le attività economiche possono lavorare con serenità e dove il patrimonio pubblico non necessita di continui investimenti per preservarne la bellezza e funzionalità.

Un ruolo decisivo nella definizione delle politiche di sicurezza viene affidato al Sindaco dal Decreto legge 92/2008, dove all'art.2 si stabilisce che egli debba interviene per prevenire e contrastare le situazioni urbane di degrado o di isolamento che favoriscono l'insorgere di fenomeni criminosi, quali lo spaccio di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, l'accattonaggio con l'impiego di minori  e disabili e i fenomeni di violenza legati anche all'abuso dell'alcool.

Quindi si può sostenere che la sicurezza urbana dovrebbe essere garantita non solo da interventi per così dire “negativi”, cioè tesi a prevenire e reprimere, ma anche da azioni “positive” rivolte a promuovere condizioni di qualità della vita urbana quanto meno accettabili. Da ciò appare chiaro che il ruolo giocato dalla prevenzione in senso lato e dalla polizia di prossimità sarebbe senz'altro più redditizio e portatore di risultati concreti sul piano della sicurezza urbana. E' in questo contesto che sarebbe stato opportuno rivitalizzare l'attività di volontariato, dandole nuovo impulso nel coadiuvare la Polizia municipale nei compiti di supporto, così da non distogliere risorse tecniche da adibire a compiti più professionali.

Ci sono voluti anni prima di capire che le pattuglie di militari non servivano a niente e che i soldi spesi per pagare tali attività potevano essere indirizzati nel volontariato per servizi di vigilanza dei parchi, davanti alle scuole, mercati, autobus, etc... La vigilanza sui fenomeni nascenti delle “bande giovanili” e su altri fenomeni di micro criminalità potrebbe essere utile a livello preventivo unitamente ad una attenta attività rivolta alle politiche sociali e giovanili indirizzando i giovani verso attività sportive e culturali, distogliendoli dalle aggregazioni di strada dove vige la legge del bullismo e della devianza. Quindi la repressione va intesa come ultima “ratio” in quanto essa può definirsi come un fallimento del buon governo e della corretta gestione della sicurezza urbana.

A mio parere va invece incentivata la partecipazione e coinvolgimento dei cittadini attraverso l'attività della polizia locale di prossimità la cui professionalità va alimentata  di giorno in giorno e non improvvisata, cercando il contatto diretto con i cittadini e i commercianti dei quartieri.
Inoltre la polizia locale non dovrebbe avere un comandante che proviene da un'altra realtà in quanto tale scelta non sembra a favore della città quando all'interno della struttura ci sono funzionari con alta professionalità e conoscenza della città che darebbero garanzia di poter ricoprire quel ruolo con competenza ed onestà.

I piani coordinati di controllo del territorio, ora che finalmente non ci sono più i militari, andrebbero profondamente rivisti con l'impiego anche di pattuglie miste (polizia locale e polizie statali) appiedate e con un piano di interventi per “obiettivi” (vedi quartieri e spaccio di droghe) con l'impiego del Reparto prevenzione Crimine di Reggio Emilia sotto la direzione di un funzionario della locale questura.
Infine mi sia consentita una riflessione sulle tipologie di azioni da intraprendere quando ci si trova di fronte a un reato. Non costa meno espellere “coattivamente” un extracomunitario che delinquere piuttosto che mantenerlo a spese dello Stato. E a nulla vale l'obiezione che poi ritorna.

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Così come, a mio modesto avviso, andrebbero meglio applicate le Misure di prevenzione non detentive, facendo un più ampio uso di misure alternative come la libertà vigilata, il divieto di soggiorno e la sorveglianza speciale (quest'ultima applicata dal Tribunale penale ordinario su proposta dell'autorità di pubblica sicurezza). Si tratta di azioni che avrebbero l'indubbio effetto di agire come deterrente efficace per prevenire il perpetrarsi di comportamenti criminali o anti sociali da parte di soggetti che, in molti casi, sono ben noti alle forze dell'ordine."

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