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Lavoratori Sidel in via d'Azeglio. foto: Alice Pisu/ParmaToday

Lavoratori Sidel in via d'Azeglio. foto: Alice Pisu/ParmaToday

Sidel, 900 lavoratori in corteo: "Pronti ad andare al Ministero"

Il post vendita della storica azienda di via Spezia dovrebbe essere delocalizzato a Dubai. Protesta e corteo per le vie del centro per dire 'No' al piano di ristrutturazione. Antonella Stasi: "Si tratta di uno spezzatino che poi non porta garanzie a nessuno"

Un boia con un'ascia in mano e la maschera del presidente Tetra Laval Mart Tiismann apre un corteo di centinaia di persone con bandiere, striscioni, fischietti, cartelli appesi sulle spalle con scritto "Ci illudono e a Natale chiudono" o "Chiediamo il legittimo impedimento al trasferimento". Oltre due ore per le vie centrali della città per fare sentire la voce degli oltre 900 lavoratori della Sidel che temono per il proprio posto di lavoro. Un'azienda storica nel territorio la ex Simonazzi, con un lavoro a pieno ritmo nella produzione di impianti di imbottigliamento nonostante il periodo di crisi.

VIDEO: INTERVISTA AD ANTONELLA STASI

"E' un'azienda sana - sottolinea Antonella Stasi, segretario Fiom -, non ha mai fatto un giorno di cassa integrazione, è stato raggiunto anche quest'anno il premio con obiettivo massimo nel contratto aziendale, non c'è una situazione di crisi, è il gruppo che ha deciso che vuole riorganizzarsi. Ciò che non capiamo è perchè il polo di Parma che è sempre stato leader sul territorio oggi in mano a questo gruppo viene svuotato. Si tratta di uno spezzatino che poi non porta garanzie a nessuno".

foto: Alice Pisu/ParmaToday



I tagli di posti di lavoro dal 2006 e la riorganizzazione dell'azienda preoccupano i lavoratori per il quadro che potrebbe profilarsi anche riguardo a eventuali esternalizzazioni. Proprio il piano di riorganizzazione con il quale la Tetra Laval vorrebbe smembrare la Sidel Italia è il tema centrale di protesta dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali. Oggi i lavoratori sono 946, due anni fa alla Sidel lavoravano oltre 1000 persone, tutte le volte che i francesi hanno deciso di mettere le mani su questo stabilimento c'è stata una ristrutturazione. Oggi non ci possiamo permettere tutto questo, se è vero come dice l'azienda che non si andranno a perdere posti di lavoro allora l'azienda dovrebbe rimanere così come è, non siamo disposti ad accettare un piano di questo tipo perchè non c'è tutela per i lavoratori ma soprattutto per questo territorio".

Tra i timori proprio quello relativo alla delocalizzazione e la perdita della centralità del sito di Parma: "Vogliono spaccare la Sidel in due, probabilmente con una cessione di un ramo d'azienda i lavoratori passerebbero a un'altra società e anche una parte importante, legata al post vendita, dovrebbe trasferirsi a Dubai o a Francoforte. Non siamo assolutamente d'accordo, crediamo che questo piano debba essere ritirato. Non possiamo subire un'altra riorganizzazione che per noi non è altro che una nuova ristrutturazione", sottolinea Antonella Stasi. Altro segnale negativo per i lavoratori l'annullamento dell'incontro dell'11 marzo presso l'Unione Parmense Industriali, a seguito del quale le O.O.S.S.  e le Rsu di Sidel di Parma e Verona hanno avuto un incontro per discutere sul piano di riorganizzazione.

Pesanti ricadute sociali quelle che si profilerebbero non solo per i lavoratori impiegati nella Sidel di via Spezia ma per l'economia del territorio, sottolineano i lavoratori. Ancora tempo per un passo indietro e la possibilità di evitare la riorganizzazione la speranza dei lavoratori della Sidel, che con la protesta di oggi e le iniziative future chiedono il ritiro del piano di ristrutturazione. Una protesta che è solo all'inizio, assicura Stasi, Fiom, che, in segno di dissenso, conferma la decisione del blocco degli straordinari e di un pacchetto di ore destinate allo sciopero. "Oggi faremo di tutto, un incontro in Provincia, andremo in Regione, pensiamo di andare anche al Ministero, perchè si tratta di due stabilimenti in regioni diverse, faremo tutto ciò che ci è possibile per dimostrare che non siamo disponibili ad accettare una situazione come questa".

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