Cronaca

Luigi Lucchi al Quirinale contro la Tares. Non si spoglia: resta in camicia

Fallita la protesta del primo cittadino di Berceto contro la Tares. Carabinieri e poliziotti gli hanno chiesto di spostarsi all'altezza di vicolo Mazzarino, pochi metri dal Quirinale, e senza spogliarsi. "Mi hanno detto che se mi metto in mutande mi destituiscono da sindaco"

Niente mutande davanti al Quirinale, ma neanche a torso nudo. E meglio se a qualche metro di distanza. Così le forze dell'ordine hanno 'smontato' la protesta di Luigi Lucchi, sindaco di Berceto che appunto voleva restare in mutande e fascia tricolore per dire 'no' alla Tares, la nuova tassa sui rifiuti introdotta quest'anno al posto di Tarsu e Tia. Carabinieri e poliziotti gli hanno chiesto di spostarsi all'altezza di vicolo Mazzarino, pochi metri dal Quirinale, e senza spogliarsi.

Così Lucchi è rimasto in camicia (appena sbottonata) e ha spiegato: "Sto protestando perché con la nuova tassa si scombussola tutto il sistema di raccolta: ad esempio nel mio Comune, dove non ci sono industrie ma solo ristoranti e bar, queste attività saranno costrette a chiudere. Ad esempio per un ristorante la Tarsu passa da 1500 a 4600 euro. Così un paese muore".

Infine, pur comprendendo la particolarità del momento (le consultazioni al Colle) sul ridimensionamento della protesta, ha aggiunto: "Mi ha chiamato il consigliere del presidente dicendomi che, se mi metto in mutande, mi destituisce da sindaco. Credo di essere in un paese sudamericano perché in Italia il sindaco è nominato dai cittadini e io sto facendo l'interesse dei miei concittadini". A questo punto Lucchi spera nel prossimo governo ("Gli chiedo di rispettare la Costituzione, di non dare niente ai Comuni ma nemmeno di portarci via i trasferimenti") e proverà a sabotare l'applicazione della tassa.

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