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Vignali indagato? La Procura smentisce. Querelata "La Sera"

Secondo il quotidiano il primo cittadino sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati durante la prima tranche dell'inchiesta Green Money. Ma la notizia è stata smentita sia da Laguardia che da Vignali

VIGNALI NON E' INDAGATO E QUERELA "LA SERA"
“Quanto scrive il quotidiano "La Sera" circa una mia iscrizione, da più di un anno, nel registro degli indagati in relazione all'inchiesta "Green Money" è molto grave”. Così il sindaco di Parma Pietro Vignali annuncia la decisione di sporgere querela nei confronti del quotidiano locale “La Sera".
“Si tratta – prosegue Vignali -  di un'affermazione destituita di fondamento, tra l'altro prontamente smentita dalla Procura stessa, interpellata dalla stampa: in effetti non ho mai ricevuto informazione di garanzia al riguardo”.

“Aggiungo – dice il primo cittadino ducale in risposta a un comunicato stampa del gruppo Pd - che la nota affrettata e forcaiola del gruppo consiliare del Pd, mi sembra oltretutto improvvida, soprattutto in questi giorni. Probabilmente la nota dell'opposizione è stata scritta senza alcuna verifica e prima della smentita degli organi inquirenti; ciò è ancor più grave perché rappresenta espressione di un costume di contrapposizione politica che non va per il sottile, non disdegnando bassi tentativi di strumentalizzazione, meglio ancora se arricchiti di notizie infondate”.

“Penso – conclude Vignali -  che il diritto di cronaca e anche di critica non possa abbruttirsi nell'avvilimento della reputazione delle persone; per questo motivo ho dato mandato ad un legale di sporgere querela contro la testata stessa".

LA SMENTITA DEL PROCURATORE CAPO
Non ci risulta". Così il procuratore della Repubblica Gerardo Laguardia ha commentato la notizia pubblicata dal quotidiano di Parma 'La Sera' e relativa ad un coinvolgimento del sindaco Pietro Vignali nell'inchiesta 'Green Money II' per le ipotesi di reato di falso e corruzione. Il procuratore ha smentito sostenendo che quelli relativi a Vignali sono atti legati all'inchiesta sull'assunzione dei dirigenti comunali (altra indagine aperta dalla Procura Parma mesi fa). Secondo altre fonti, sostiene il quotidiano, il sindaco sarebbe invece iscritto nel registro di indagati nell'inchiesta 'Green Money II'.

VIGNALI INDAGATO?
Indagato per corruzione e falso. C'é anche il sindaco di Parma, Pietro Vignali tra gli iscritti nel registro degli indagati dell'inchiesta "Green Money II" per la quale, lo scorso 24 giugno, sono finite in manette undici persone, tra cui tre dirigenti di vertice del Comune di Parma. Stando a quanto scrive il quotidiano di Parma, 'La Sera', il sindaco Vignali sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati poco prima che partisse l'ondata di arresti dello scorso anno, quella legata alla prima tranche dell'inchiesta che ha visto finire in manette tre imprenditori del verde e un funzionario di Enìa (oggi Iren) che gestiva l'assegnazione degli appalti. Al momento però non arrivano conferme né dalla Procura né dal Comune.

Nel corso del blitz della Guardia di finanza del 24 giugno sono finiti in manette, tra gli altri, tre dirigenti di vertice del Comune molto legati al sindaco Vignali. Si tratta di Emanuele Moruzzi, dirigente del settore Ambiente, Carlo Iacovini, responsabile di Progetto ed ex uomo di vertice di Infomobility (società partecipata del Comune che si occupa di mobilità) e di Giovanni Maria Jacobazzi, fino al suo arresto comandante della Polizia Municipale. Moruzzi e Iacovini, in particolare, sono considerati dagli inquirenti il perno di un sistema di fatture "gonfiate" e false fatturazioni per lavori inesistenti che aveva lo scopo di "drenare" denaro pubblico dalle casse del Comune attraverso la complicità di imprenditori compiacenti e società costituite allo scopo.

I due arrestati facevano parte della ristretta cerchia di amministratori vicina al sindaco Vignali. Nel 2007 ne avevano supportato la campagna elettorale che lo ha portato sulla poltrona di primo cittadino. Sostenitori della candidatura di Vignali sono anche due imprenditori finiti in manette nella seconda tornata di arresti per corruzione: Norberto Mangiarotti e Ernesto Balisciano, rispettivamente presidente e vicepresidente dell'associazione Parma People, che alle amministrative raccolse consensi attorno alla figura dell'attuale sindaco. Stando agli inquirenti, Mangiarotti è stato arrestato per aver emesso fatture "gonfiate" o per lavori inesistenti per lavori di manutenzione di strade e verde pubblico nella sua attività di imprenditore. Stesse accuse per Balisciano che, invece, era presidente di Engioi, una società partecipata del Comune.

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