Solomon al padre: "Non volevo ucciderle"

Durante l'incontro in Procura, Fred ha potuto riabbracciare il figlio

Il primo incontro dopo la strage è durato pochissimo. Solomon Nyantakyi e Fred hanno avuto a disposizione il tempo di uno sguardo, di un abbraccio, delle lacrime. Le domande del padre sono ancora senza risposta, i perché che cercava per dare un verso a questa storia folle, ingiusta, pazzesca, non ci sono per ora. Per ora c'è un dolore che per un paio di minuti è stato alleviato, forse, ma che successivamente si è riacutizzato. Da un lato un padre inconsolabile, dall'altro un figlio che ha smesso di vivere troppo presto, quella vita stessa che ha strappato alla madre e alla sorellina in una notte di follia. "Non volevo farlo", ha detto Solomon che dopo dieci giorni da quel maledetto martedì 11 luglio ha rivisto parte di quella famiglia che lui stesso ha distrutto. E si è sciolto nel pianto, un pianto umano che ha ridato sembianze umane a Solomon e che per un attimo ha cancellato l'espressione da 'sfinge' che si porta dietro. "Incontrare mio figlio era quello che volevo, adesso va un po' meglio - dice Fred sconsolato, accompagnato in Procura dal primo genito Raymond che quella sera aveva trovato i corpi senza vita -. Se potessi andare a San Vittore ci andrei subito, gli ho detto che gli starò vicino, lo voglio fare. Non mi dò pace perché prima di quella maledetta sera non c'erano stati segnali. Ho chiesto anche a Raymond se ci fossero stati dei problemi tra la madre e il ragazzo e mi ha detto di no. Difficile credere a quello che è successo": La casa di San Leonardo è chiusa, il 25 luglio i poliziotti effettueranno un altro spopralluogo. "Non vogliamo più tornare lì, né io né mio figlio. Ci servirà un posto dove stare".

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