Tagli alla sanità, assemblea della Cgil: "600 posti letto in meno"

A Parma e provincia per effetto della manovra del Governo dovrebbero essere tagliati posti pubblici e privati convenzionati. La segretaria Maestri: "Verso un modello di sanità minimalista"

L'assemblea della Cgil al Maggiore

Si è svolta questa mattina, in occasione della Giornata di mobilitazione nazionale per il diritto alla salute, una assemblea pubblica, organizzata da CGIL, FP e SPI di Parma davanti alla mensa dell’Ospedale Maggiore, per illustrare alla cittadinanza e al personale sanitario gli effetti dei tagli lineari determinati dalla cosiddetta “spending review”.

"Su scala nazionale -si legge in una nota della Cgil- si stima infatti che la revisione di spesa produrrà nel triennio 2012-2015 un taglio di 4 miliardi e 700 milioni (riduzione standard di posti letto a 3,7 per mille abitanti e soppressione di interi reparti), che per la nostra provincia si tradurrà in circa 600 posti letto in meno (tra pubblico e privato accreditato). A questo si aggiungerà una riduzione delle spese per il personale pari a -1,4% rispetto al 2004, il tutto applicato anche alle regioni che abbiano conseguito l’equilibrio di bilancio come l’Emilia-Romagna". Si stima che in Emilia-Romagna verranno tagliati quassi 4 mila posti letto.

"Occorre inoltre ricordare -prosegue la Cgil- che questi tagli si aggiungono alle ripetute sforbiciate dirette, fino al sostanziale azzeramento, del Fondo sanitario nazionale e del Fondo per la non autosufficienza, oltre che ai tagli alle regioni e ai comuni che finiscono per scaricare ulteriori costi inappropriati sulla sanità. “Sempre più – commenta Patrizia Maestri, segretaria generale Cgil Parma - si va nella direzione di un modello di sanità indirizzato non più ad un sistema pubblico e universalistico, bensì “minimalista” (per chi non si può permettere di rivolgersi al privato e pagare di tasca propria). Una impostazione che CGIL, FP e SPI non possono che rigettare, chiedendo al governo di riaprire il confronto con Regioni e sindacati per sottoscrivere un nuovo patto per la salute in cui, pur tenendo ferma la lotta agli sprechi, si salvaguardino le gestioni virtuose e si investa sul futuro e la qualità e del servizio sanitario nazionale”.

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