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Calciatore perseguitato da una stalker che finge una gravidanza e lo tartassa di telefonate

La donna, 32enne e residente nel reggiano, ha finto addirittura una gravidanza per 'incastrare' il ragazzo: condannata a otto mesi. Per lui risarcimento da 10.000 euro

Undicimila telefonate, svariati messaggi in pochi mesi. Un anno e mezzo di persecuzione vera per un calciatore parmigiano che milita in Serie D. E che si è laureato in giurisprudenza e ha dovuto abbandonare la pratica per trasferirsi lontano da lei, una donna di 32 anni di origini campane ma residente nel Reggiano. Che pur di stargli accanto finge di aver avuto una gravidanza e partorito un figlio, pieno di problemi di salute. Una storia ricca di colpi di scena, come in un film, cominciata in discoteca. Lui, fidanzato da tredici anni, decide di accettare la corte serrata della donna che gli rende la vita un inferno per un anno e mezzo. Dal 2008 a marzo del 2010. Messaggi, telefonate dopo qualche sera passata assieme. "Aspetto un figlio" dice la donna, con il ragazzo spiazzato pronto a prendersi le sue responsabilità davanti a un test medico, che non verrà mai eseguito. L'invito a Reggio per vivere con lei, ma lui che ha già una fidanzata declina gli inviti e subisce le minacce. Lo bracca e lo costringe a trasferirsi, a cambiare squadra e vita. Lontano da Parma. Niente, non cessa lo stalker la donna lo tartassa, gli dice che ha interrotto la (falsa) gravidanza e che è in attesa di abortire. Lui chiede un certificato medico, lei gli invia le foto del pancione per convincerlo di essere incinta e di aver cambiato idea. Lo minaccia di raccontare la storia alla sua ragazza che però saprà tutto da lui e lo lascerà dopo tanto tempo. Minacce, cambi di umore e di idee. Gli fa sapere che vuole abortire, ma dopo pochi giorni che vuole tenere il bambino. Lui cambia numero ma lei lo rintraccia per dirgli che ad aprile del 2009 il bimbo è nato. Insiste per vederlo, ma con una scusa al giorno gli impedisce di conoscere la verità. Una stanza costruita ad arte per inscenare il tutto, malattie immaginarie per nascondere un bambino che non c'è, nato il 29 aprile del 2009 e morto il giorno dopo. La denuncia nel marzo del 2010 quando scopre la messa in scena. 

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