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Strada Buffolara, due famiglie occupano una casa: è emergenza sociale

Ennesima occupazione. L'abitazione in cui sono entrati due nuclei familiari con due bimbe, di 4 mesi e 2 anni, è disabitato da anni. La Rete Diritti in Casa: "A Parma manca una politica sociale. E' una vergogna"

Strada Buffolara 50, due famiglie con bambini piccoli sono arrivati ad occupare una casa disabitata da anni, ultimo gesto estremo dopo mesi passati a dormire in macchina. Due famiglie che fino a poche ore fa non si conoscevano, ma la loro storia è simile, uguale a quella di tante altre persone che non riescono a beneficiare della politica sociale abitativa di Parma.

Giada e Noureddine sono giovani, hanno una bambina di appena quattro mesi e mezzo. Vivevano in una piccola mansarda per un affitto in nero di 400 euro mensili. Hanno chiesto ripetutamente al padrone di casa di metterli in regola, con esito negativo. Nouraddine lavora come manovale, ma viene chiamato saltuariamente, anche in questo caso, la sua retribuzione è in nero, non riesce a portare a casa più di 500 euro di stipendio. Giada lavorava in un bar, ma è stata licenziata dopo l’arrivo della bambina. Il padrone di casa, quando ha visto che non erano più in grado di pagare l’affitto, gli ha fatto staccare luce e gas.

“La casa era in una situazione pietosa, piena d’umidità, quando pioveva dovevamo mettere i secchi per terra. Siamo stati oggetto di minacce da parte del proprietario, ci siamo spaventati, con una bambina così piccola, abbiamo lasciato l’abitazione. Per fortuna la mia piccola non capisce ancora ciò che sta accadendo. Abbiamo chiamato il Comune senza alcun risultato. Ci siamo sentiti dire che le case popolari non ci sono, quindi è come se non avessimo fatto  domanda. La nostra colpa? Avere “solo” una bambina. Tra l’altro gli assistenti sociali ci hanno detto che se continuavamo a lamentarci, ci avrebbero portata via nostra figlia, dato che non siamo in grado di provvederle. Noi invece spendiamo tutto per lei, non le manca nulla, se non la casa. Lo sappiamo, non siamo né i primi, né gli ultimi bisognosi, ma non potevamo continuare a dormire in macchina, l’inverno è duro da passare, se fossimo stati solo noi due, non avremmo nemmeno occupato. Mi sono sentita dire che ho fatto mia figlia per avere accesso alla casa del comune, e questo mi ha umiliata molto. La mia creatura non è stata programmata, ma sono felice di averle dato la vita. Spero che questa vita però possa diventare dignitosa prima che inizi a  capire quanto le sta accadendo".

Sono proprio i minori a soffrire questa situazione. La bambina di Elena e Roberto ha due anni, i suoi genitori sono stati sfrattati quando la madre era incinta al nono mese.  “Ci hanno sfrattati quando il mio compagno ha perso il lavoro. Non siamo riusciti a pagare l’affitto, abbiamo cercato aiuto in Comune, speravamo di risolvere la situazione, ma il proprietario di casa è venuto una mattina alle 6,00 e si è messo  a buttare giù la porta con un blocco di cemento. Il giorno dopo è tornato con i carabinieri e l’ufficiale giudiziario. La settimana successiva ho dato alla luce mia figlia. Mi hanno mandato gli assistenti sociali, avevo il terrore di perderla. Da quando è nata la portiamo da un rifugio all’altro, amici soprattutto, i parenti sono lontani. Ma siamo arrivati a dormire in macchina. Le sue difese immunitarie sono compromesse, è finita varie volte all’ospedale con la febbre alta, l’hanno messa sotto flebo, anche ora ha la febbre. La guardo e mi sento morire.

Nessun riscontro dal Comune, e ancora peggio dagli assistenti sociali. Volevamo cambiare la nostra assistente sociale, la sig.ra Lombardelli Rosaria, perché non si faceva mai trovare, al telefono non risponde mai. Ma ci hanno detto che siamo legati a via S. Leonardo, dato che proveniamo da quella zona. Aveva detto che ci avrebbe aiutati con l’asilo, ma senza risultato, mia figlia non viene ammessa perché non lavoriamo. Abbiamo sempre pagato l’affitto, anche se si trattava di 450 euro mensili per 40 mq di una casa malsana, ma siamo rimasti disoccupati. Io lavoro in nero, non ho diritti, ma devo fare così per necessità, ogni euro è prezioso. Possibile che se una persona non è in grado di pagare, finisce in mezzo ad una strada? Nel 2010, a Parma.

Siamo venuti a conoscenza di questa casa abbandonata da anni, dall’associazione Rete Diritti in Casa.  Il proprietario è morto da tempo e due anni fa è stata occupata da un pregiudicato che ora si trova in carcere. Potete sentire, c’è un freddo terribile, ma almeno abbiamo un tetto sopra la testa, anche se so già, vivrò con il terrore che ci possano rimandare in mezzo alla strada. Siamo persone oneste, abbiamo solo bisogno di aiuto per rimetterci in carreggiata, il Comune lo deve almeno a queste due creature.”

Filippo Adorni, dell’associazione Rete Diritti in Casa, si batte per questa situazione e per tutti gli altri sfrattati di Parma. “Nel 2009 nella nostra città ci sono stati 450 sfratti, nel 2010 siamo arrivati addirittura a 500, soprattutto persone che non riescono più a pagare l’affitto. Cerchiamo di portare all’attenzione pubblica il fenomeno delle occupazioni, poiché quando avvengono nel silenzio la polizia interviene buttando nuovamente in strada chi ha bisogno. Il Comune ha il dovere di spendere per necessità vitali, invece manca totalmente una politica sociale che vada incontro a questi poveri disgraziati. 500 famiglie senza casa in una città piccola come la nostra vuol dire vergogna, ingiustizia sociale. Ogni martedì apriamo lo sportello per i diritti alla casa nell'ex casa cantoniera in via Mantova, ma non riusciamo a stare dietro a tutte le richieste d’aiuto, ogni settimana si forma la fila, siamo nel bel mezzo di una emergenza sociale, ed è dovere delle istituzioni prenderne atto.”
 

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