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Stroncato maxi giro di spaccio, dodici arresti: in manette anche un 52enne e un 33enne nel parmense

Operazione dei carabinieri di Fiorenzuola d'Arda: 150 clienti abituali che compravano hascisc, cocaina ed eroina, tra loro anche una ventina di studenti, molti minorenni

Ci sono anche due pusher residenti nel parmense, un 33enne residente a Fidenza e un 52enne residente a Salsomaggiore Terme tra i dodici arrestati nell'ambito della maxi operazione dei carabinieri di Fiorenzuola d'Arda, in provincia di Piacenza, che ha portato ad un colpo fondamentale contro lo spaccio nella città della Valdarda. 

Dodici spacciatori, trecento cessioni al giorno per un giro d'affari di migliaia di euro,  150 clienti abituali che compravano hascisc, cocaina ed eroina, tra loro anche una ventina di studenti, molti minorenni.  I carabinieri del Norm di Fiorenzuola guidati dal maresciallo Enrico Savoli e coordinati dal sostituto procuratore Emilio Pisante, hanno sgominato un sodalizio criminale che aveva portato nella città di Fiorenzuola un enorme quantitativo di stupefacente, tale da essere proporzionato alla domanda. L'operazione "Free Gerassa" ha portato all'emissione da parte del gip Stefania di Rienzo di 12 misure cautelari in carcere, 5 arresti domiciliari, 6 tra obblighi e divieti di dimora, e 9 denunce, tutte per spaccio anche aggravato dalla vendita a minorenni. A queste se ne aggiungono altre quattro, per un totale di 27 misure. Si tratta di nordafricani (sei poi espulsi dall'Italia) e di alcuni piacentini“

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La vendita delle dosi avveniva sostanzialmente in due bar, il Bar Gerassa (successivamente chiuso) e il Bar Shanghai in via Illica, fanno sapere dalla Procura. Gli spacciatori, quasi tutti marocchini vivevano a Fiorenzuola e avevano una vita apparentemente normale: un lavoro fisso, figli, case anche di proprietà e nessun precedente eppure si erano creati un vastissimo giro di spaccio. Si davano appuntamento con i clienti e consegnavano loro le dosi concordate al telefono. I militari, guidati dal maggiore Emanuele Leuzzi prima e poi dal successore Biagio Bertoldi, hanno avviato le indagini nel 2016. Grazie alle numerose testimonianze degli assuntori, a pedinamenti e alle intercettazioni telefoniche, hanno ricostruito l'articolato sodalizio che era composto da spacciatori autonomi che si rifornivano da altrettanti grossisti specializzati ciascuno in un tipo di stupefacente, tuttavia i pusher erano anche legati tra loro e si "aiutavano" a vicenda per soddisfare ogni tipo di esigenza. Scaltri e professionisti nascondevano lo stupefacente negli spazi comuni dei condomini dove abitavano o sotterravano la droga replicando le modalità dello spaccio dei campi. La cocaina era di buona qualità e veniva venduta a 80-90 euro al grammo, mentra l'eroina a 30 e l'hascisc a 10, prezzi maggiori a quelli applicati dai pusher delle campagne essendo il rischio di essere bloccati molto più alto.

Ampio il ventaglio degli acquirenti, si va dall'imprenditore all'operaio e anche al mondo studentesco che prediligeva l'hascisc. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati 500 grammi di eroina, 3 chili di hascisc e 70 grammi di coca, tanti gli arresti in flagranza: tra loro anche i grossisti provenienti da Reggio Emilia, Brescia, Milano e Lodi, intercettati e bloccati con il carico pronto da rivendere. Il blitz è scattato nella notte del 24 maggio e ha coinvolto circa cento carabinieri e un'unità cinofila antidroga della Guardia di Finanza. I carabineri del Nas hanno multato per 13mila euro il bar Shangai per alcune irregolarità riscontrate nella gestione che nulla centrano con lo spaccio, tuttavia è stata avanzata al questore la richiesta per la chiusura del locale. I titolari dei due bar, pare che non sapessero di quanto accadeva, quotidianamente all'interno. «Siamo molto soddisfatti perché abbiamo estirpato un cancro e liberato un intero quartiere», hanno commentato il comandante provinciale dell'Arma il colonnello Corrado Scattaretico e il maggiore Biagio Bertoldi. 

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