Stu Pasubio, Pizzarotti: "Cediamo le quote per evitare un danno generale"

Presa di posizione del sindaco sulla situazione della società partecipata indebitata per 78 milioni di euro: "Ci troviamo ora a dover rispondere, con determinazione, ai danni causati nel recente passato"

Presa di posizione del sindaco Federico Pizzarotti sulla vicenda della Stu Pasubio. Il Comune cederà le quote comunali, il 52%, per un ricavato di soli 180 mila euro.

"La situazione in cui versa lo Stu Pasubio è, se vogliamo, l’esempio caratteristico di ciò che è stata la politica di Parma negli ultimi anni: il voler sostenere costi di produzione e di crescita che, a conti fatti e col senno del poi, erano impossibili da sostenere per la città. Esaminando infatti nel dettaglio, con ragionata accuratezza, la vicenda dello Stu Pasubio, abbiamo potuto notare come l’idea di trasformazione urbana della passata amministrazione sia stata condotta con il sostenimento di spese ingentissime e, di conseguenza, insostenibili".

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"La permanenza dell’amministrazione nella Stu, inoltre, avrebbe comportato anche la trasformazione del Palazzo Nervi in Casa della Cultura, con una spesa inaccessibile per le nostre, e vostre, finanze. I dati, d’altra parte, parlano chiaro: oggi il debito gravante sulla società è di 78 milioni di euro, ed è interamente finanziato da un istituto bancario. Inoltre, la prosecuzione dell’iniziativa per portarla alla sua conclusione comporterà il sostenimento di ulteriori costi per importi ingentissimi, con conseguente impegno da parte dei soci, e così del Comune.

E in più: è vero che la cessione delle quote comunali (il 52%) della Stu Pasubio apporterebbe al Comune un ricavo di soli 180 mila euro, ma è anche vero che il valore di quest’ultime risponde, oggi, a logiche di mercato determinate anche dalla crisi economica. Il punto fondamentale del nostro pensiero, però, è rivolto ad altre considerazioni, ben più stringenti: l’azione che intendiamo compiere, infatti, è non già rivolta ad un’idea di guadagno, immediato o non immediato, quanto piuttosto alla volontà di contenere un danno economico futuro. In estrema sintesi la volontà di cedere le quote, in conformità e continuità con la decisione maturata dall’ex commissario Ciclosi, è stata dunque presa per evitare un danno pubblico generale.

Le nostre idee, infatti, non possono e non saranno mai conformi a quella politica di grandiosità effimera, di crescita infinita ma impossibile, e soprattutto di insostenibilità economica spacciata per pura sostenibilità, cui Parma ha passivamente assistito in questi ultimi 15 anni. Ci troviamo ora a dover rispondere, con determinazione, ai danni causati nel recente passato, ed è ovvio che quest’azione comporterà, in una certa misura, un sacrificio. Ed il sacrificio, a nostro modo di leggere la realtà, regge soltanto quando esso è volto, come detto, ad evitare ulteriori danni gravanti sui cittadini nel futuro prossimo".

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