Via Burla, due suicidi in carcere negli ultimi tre mesi: l'allarme del Garante

Roberto Cavalieri: "Ecco quali sono i cofattori che possono facilitare la scelta drammatica e drastica del porre fine alla propria vita tra le mura del penitenziario"

Il carcere di Parma

Dopo il suicidio di Samuele Turco nel carcere di via Burla il Garante dei Detenuti del Comune di Parma Roberto Cavalieri lancia l'allarme: negli ultimi tre mesi, nel penitenziario di Parma, si sono verificati due suicidi. Il secondo, quello del 43enne reo confesso del duplice omicidio della sua ex compagna e di Luca Manici, detto Kelly, ha riacceso l'attenzione sul tema.

"Il suicidio di un detenuto del carcere della città pone l'attenzione su quelli che sono da ritenersi potenziali cofattori che possono facilitare la scelta drammatica e drastica del porre fine alla propria vita tra le mura del penitenziario -esordisce Roberto Cavalieri. Si isolano i punti che si ritengono maggiormente bisognosi di attenzione in quanto caratterizzanti il carcere di Parma".

"Il numero di detenuti -prosegue il Garante - che nel Reparto della media sicurezza, teatro dei due suicidi dell'anno, è cresciuto senza sosta sino ad arrivare a 300 unità e, come già denunciato dal Garante, il fenomeno ha costretto la collocazione dei detenuti anche nel reparto di isolamento senza che questi siano sottoposti ad alcun provvediamento disciplinare o di altra natura; la insufficiente presenza di agenti di Polizia penitenziaria ed educatori che da un lato sottopongono gli operatori in servizio ad eccessivo stress lavorativo e dall'altro ad una presenza insufficiente degli uomini della sicurezza spesso chiamati a sorvegliare due sezioni (100 detenuti) con un solo agente in servizio non garantendo così tempestività ed adeguatezza degli interventi nei turni serali e notturni (i due suicidi dell'anno hanno avuto luogo proprio in questa parte della giornata).

Il diffuso utilizzo per i detenuti comuni di sanzioni disciplinari anche quando apparirebbero maggiormente significative ed incisive strategie di prevenzione del disagio e di cura delle relazioni e della vivibilità del carcere;  le inadeguate risorse economiche messe a disposizione dalla amministraizone per l'accompagnamento psicologico dei detenuti e il monitoraggio del disagio penitenziario; la mancanza di attività rieducative sia in termini di impegno giornaliero che di numero adeguato alle esigenze dei detenuti che, nel reparto di Media sicurezza, si caratterizzano per la presenza elevata di stranieri, tossicodipendenti, persone con problemi psichiatrici, poveri e persone senza una rete famigliare di sostegno; il numero sempre minore di inserimenti all'esterno di detenuti, andamento che è peggiorato di anno in anno e che richiama la necessità di mettere in atto politiche trattamentali togliendo spazio alla quasi esclusività delle strategie di sicurezza; il perdurare di una situazione indefinita per quanto riguarda l'individuazione di un dirigente permamente alla guida del carcere per uscire dalla continua nomina di direttore reggenti o in missione così come accade dall'ottobre del 2011 ad oggi. Si richiama l'amministrazione penitenziaria, sia nella sua estensione regionale - Provveditoriato regionale - che al Dipartimento nazionale, sulla necessità di attivare urgentemente misure che possano migliorare la gestione della struttura di Strada Burla e di conseguenza la tutela dei detenuti". 

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