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Tar, chiusura dal 1° ottobre. Maestri e Romanini: "Abrogare la norma"

"Abbiamo inoltre sottoscritto un emendamento", hanno dichiarato i due parlamentari parmigiani "che interviene sull'art. 28 del decreto che prevede il dimezzamento dell'importo del diritto annuale dovuto dalle imprese alle Camere di Commercio:

"Dopo aver raccolto diversi contributi di merito, pubblicati anche sulla stampa locale -scrivono i parlamentari del Pd Patrizia Maestri e Giuseppe Romanini- e condiviso la decisione con i colleghi eletti in territori sedi di sezioni staccate dei Tribunali Amministrativi Regionali, abbiamo sottoscritto un emendamento che chiede l’abrogazione della norma che ne prevede la chiusura il prossimo 1 ottobre. Due sono le considerazioni che ci hanno portato a questa presa di posizione: in primo luogo l’alto grado di efficienza della giustizia amministrativa della sede di Parma che ha garantito a cittadini, imprese e pubblica amministrazione la risoluzione delle controversie in tempi certi e celeri; in secondo luogo la probabile inconsistenza dei risparmi che tale provvedimento vorrebbe conseguire. Tale soppressione, infatti, se non accompagnata da una ridefinizione dei confini delle circoscrizioni giudiziarie oltre che da un piano rigoroso per lo smaltimento degli arretrati, per la riorganizzazione delle sedi e la gestione del personale, rischia di produrre un aggravio della spesa pubblica invece che un risparmio. Senza considerare i maggiori costi che, ovviamente, si caricherebbero su cittadini e imprese".

"Abbiamo inoltre sottoscritto un emendamento", hanno dichiarato i due parlamentari parmigiani "che interviene sull’art. 28 del decreto che prevede il dimezzamento dell’importo del diritto annuale dovuto dalle imprese alle Camere di Commercio: si tratta della principale fonte di finanziamento per il sistema camerale, costituendo circa il 70% delle entrate e non può subire un taglio così drastico senza avere gravi conseguenze sulla gestione organizzativa delle Camere di Commercio, con inevitabili impatti sull’occupazione, oltre che sulle importanti attività da queste svolte e sui servizi resi alle imprese, come il cofinanziamento dei consorzi di garanzia".

"Questi emendamenti, ovviamente, non sono per la “conservazione”" hanno concluso Maestri e Romanini "La riforma della pubblica amministrazione deve certamente avere come obiettivi semplificazione, maggiore efficienza e riduzione dei costi per lo Stato, i cittadini e le imprese. Occorre tuttavia la gradualità necessaria a rendere veramente efficaci le trasformazioni che il Governo sta proponendo".

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