'Ndrangheta, il Tar respinge il ricorso di due ditte parmensi interdette

Respinto il ricorso presentato da due aziende edili, la Tre Emme Costruzioni di Roccabianca e il Consorzio edile M2 di Soragna, che erano state raggiunte da una 'interdittiva antimafia'

Il Tar di Parma ha respinto il ricorso presentato da due aziende edili, la Tre Emme Costruzioni di Roccabianca e il Consorzio edile M2 di Soragna, che negli scorsi mesi erano state raggiunte da una 'interdittiva antimafia' adottata dalla Prefettura della città ducale. In seguito all'interdittiva le due imprese erano state escluse dagli appalti pubblici loro assegnati e, in special modo, dai lavori per la costruzione della tangenziale di Novellara, paese del reggiano, per i quali figuravano subappaltanti della ditta Bacchi Spa.

Per il Tar di Parma la titolarità delle due imprese è riconducibile alla famiglia Mattace di Cutro, che avrebbe rapporti stretti con il clan 'ndranghetista Grande Aracri. Per i giudici amministrativi di Parma, il provvedimento interdittivo della Prefettura ha ragione di esistere in quanto i rapporti tra i titolari delle due imprese e la malavita e' concreto e attuale. Nelle 42 pagine con le quali la Prefettura parmigiana ricostruiva le relazioni tra la malavita e i titolari delle due imprese edili si parla di malavitosi "con precedenti di polizia di ogni genere (segnatamente, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, usura, riciclaggio ecc.)".

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Il Tar, nel respingere il ricorso, ha anche annotato che "l'impianto difensivo delle ricorrenti sia costruito, viceversa, proprio nel senso della minuziosa e capillare confutazione di ogni singola circostanza contenuta nell'atto prefettizio senza che, tuttavia, sia stata spesa alcuna argomentazione idonea a smentire nel complesso il grave quadro indiziario risultante dall'informativa da cui emerge come tanto la Tre Emme Costruzioni Srl quanto il Consorzio M2, entrambi riconducibili, in termini proprietari e decisionali, alla famiglia Mattace oriunda del crotonese, si siano radicati negli anni sul territorio emiliano, inserendosi nel settore degli appalti pubblici e intrattenendo rapporti commerciali e di affari con imprese gestite prevalentemente da calabresi e siciliani colpiti da precedenti penali e contigui, se non diretti esponenti, della malavita organizzata".

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