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Teatro Regio, lettera di Carmelo di Gennaro a Pizzarotti

Carmelo di Gennaro, ex-direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Madrid e ora General Manager di TopArtEspaña, era uno dei sette candidati individuati dalla Commissione, ha deciso di scrivere una lettera al primo cittadino

Dopo la nomina, da parte del Consiglio di Amministrazione del Teatro Regio di Parma del nuovo direttore generale Anna Maria Meo e della consulente per lo Sviluppo e i Progetti Speciali Barbara Minghetti Carmelo di Gennaro, ex-direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Madrid e ora General Manager di TopArtEspaña, uno dei sette candidati individuati dalla Commissione, ha deciso di inviare una lettera a Pizzarotti. 

LA LETTERA DI CARMELO DI GENNARO A PIZZAROTTI. Egregio sindaco Pizzarotti, Mi permetto di scriverle questa lettera una volta venuto a conoscenza della nomina del nuovo direttore generale del teatro Regio di Parma, posizione per la quale mi ero candidato anche io. Sì, perché io faccio parte di quel pugno di irriducibili trenta ingenui che hanno creduto, per l'ennesima volta, che in Italia si potesse fare una cosa che si fa normalmente in tutto il mondo occidentale civilizzato: un concorso pubblico onesto, pulito, per titoli ed esami, come si suol dire. Invece, mi sono dovuto ricredere e così credo anche gli altri candidati al medesimo concorso, anche se non ho alcun titolo per parlare in loro vece. Sia chiaro che non ho nulla contro il nuovo direttore generale, che non ho il piacere di conoscere, e nemmeno contro la dottoressa Barbara Minghetti, nominata "consulente", che invece conosco e stimo, ma contro il metodo da lei applicato, da lei e dagli altri membri del suo consiglio di amministrazione. Innanzitutto, in Italia c'è da qualche tempo la strana usanza di indire non già dei concorsi pubblici, bensì delle "manifestazioni di interesse", formula ambigua e giuridicamente piuttosto dubbia, che permette però a chi la sappia manovrare di avere poi mano libera. Così è successo qualche tempo fa a Bologna, poi a Cagliari e infine ora anche a Parma. La cosa curiosa, però, è che lei e il suo Movimento, i 5 stelle, siete scesi in politica e avete preso milioni di voti dichiarandovi contro i vecchi metodi della politica, metodi che giustamente avete bollato come poco trasparenti, poco chiari. Il problema è che poi, alla fine dei conti, tali metodi li applicate anche voi. Sembrava invece tutto così semplice; si nomina una commissione, presieduta da un esperto unanimemente riconosciuto come Cristiano Chiarot, Sovrintendente di un grande teatro come la Fenice, si fanno analizzare i curriculum pervenuti da detta commissione e poi si chiede ai candidati ritenuti più interessanti di stilare un progetto per il Regio. Sulla base di quel progetto, in un secondo momento, il C.d.A. autonomamente decide. Tutto chiaro, o almeno così sembrava. Niente affatto. Qui iniziano i problemi, le ripicche, le minacce reciproche e Lei, caro Sindaco, cosa fa? Anziché smentire tutti nell’unico modo possibile, ossia continuando per la strada che Lei stesso aveva tracciato (quella del concorso), improvvisamente blocca il procedimento, dando così apertamente il fianco a chi la accusava di manovre poco chiare. Noi candidati veniamo tenuti all’oscuro di tutto per altri due mesi, sino a che, qualche giorno fa, non arriva una laconica lettera dall’Ufficio del personale del Regio, nella quale ci si comunica che la “procedura si è conclusa senza esito”. Ma vi rendete conto di quello che dite? Nessuno di questi trenta candidati era adatto per dirigere il Regio? Lo stesso Cristiano Chiarot, molto seccato da come è andata a finire la vicenda, commenta elegantemente sui giornali, senza fare ulteriore polemica, che in quella famosa lista di sette nomi (tra i quali c’era anche il mio) che la sua commissione aveva sottoposto all’attenzione del C.d.A. c’erano professionisti più che degni, perfettamente in grado di dirigere il Regio. Così, in Italia, a Parma in particolare, si è arrivati al perfetto capovolgimento della logica comune, nel senso che per essere esclusi dal risultato finale di un concorso bisogna parteciparvi. Sento già la sua obiezione, vale a dire che quello di Parma non era un concorso ma una “manifestazione d’interesse”; ma questa, egregio Sindaco, è una questione di lana caprina, un sotterfugio da azzeccagarbugli, non una procedura degna della trasparenza tanto sbandierata da Lei e dal suo partito. Così,  Lei arriva a una soluzione finale in barba, ripeto, a quei trenta ingenui che pensavano di partecipare a un concorso pulito. Così, vorrà dire che me ne rimarrò in Spagna, a Madrid per la precisione, dove lavoro e vivo benissimo, e dove - anche se gli spagnoli sono mediterranei come noi - certe cose non accadono, è rimasto alla classe politica un poco di pudore. Con i miei migliori saluti Carmelo Di Gennaro“. 

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