Cronaca piazzale della pace

Tecnopali, lavoratori in Provincia: "Piano industriale? E' un pugno di carta straccia"

Un presidio di protesta dei lavoratori durante l'incontro istituzionale in Provincia. "Con un piano industriale l'azienda pugnala alle spalle 130 famiglie" tuonano i lavoratori che chiedono soluzioni alternative ai licenziamenti

"Con un pugno di carta straccia indegnamente chiamato Piano industriale l'azienda pugnala alle spalle più di 130 famiglie". Questo uno dei messaggi che i lavoratori tengono al collo stamane nonostante la pioggia davanti al Palazzo della Provincia in segno di protesta per scongiurare i tagli annunciati dai vertici della Pali Italia. E' previsto per le 9 un incontro istituzionale alla presenza delle rappresentanze sindacali, ma in assenza dei rappresentanti dell'azienda, che hanno anticipato a ieri l'incontro senza comunicazioni ai lavoratori. "Per questi dipendenti essere licenziati al giorno d'oggi è un problema molto grosso. L'azienda sta cercando di esternalizzare le produzioni, vedendo nella sede di Parma costi troppo grandi - sottolinea Messeddi Faouzi Rsu Fiom Pali Italia -. Non crediamo che con i licenziamenti l'azienda risolverebbe i problemi perchè la colpa della situazione non è degli operai ma di una dirigenza incapace di dirigere come si deve. Speriamo che nell'incontro di oggi emerga che i tagli non sono una soluzione". All'incontro di ieri hanno preso parte Tecnopali, l'azienda anticipa l'incontro. Ma la Provincia lo comunica alla stampa
il vice presidente della Provincia Pier Luigi Ferrari, del presidente Pali Italia Maurizio Grazioli, del direttore generale Luca Fantuzzi, del consulente Vincenzo Simonazzi e di Enea Bianchini di Unione Parmense degli Industriali per poi dichiarare la disponibilità al confronto escludendo la chiusura ma ammettendo l'intenzione di una riduzione del personale. Al tewr

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"Non neghiamo l'esistenza della crisi, ma per l'azienda non è tale da giustificare questi tagli, se avessimo messo una casalinga al posto della dirigenza sicuramente sarebbe riuscita a fare meglio di chi oggi è a capo dell'azienda. Dal cambio dei vertici l'azienda che prima era tra i primi per la produzione ha subito un calo. L'azienda è stata gestita male dalla dirigenza, nel nostro settore le altre aziende lavorano bene, speriamo che la Provincia ci aiuti. E' da oltre un anno che oltre 130 lavoratori vengono minacciati di andare in mobilità forzata per superare questa crisi. Si compie un grande errore se si pensa di risolvere i problemi eliminando chi produce".

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