Teleducato, un dipendente: “Non ci pagano da due mesi e mezzo”

Al tavolo di trattative la dirigenza conferma i licenziamenti. I sindacati dichiarano lo stato d'agitazione e attendono il prossimo incontro in Provincia. Uno dei lavoratori: "Non vogliamo l'elemosina, ma solo un accordo decente. Non sarà semplice ma ci spero"

L’azienda vuole licenziare. E i lavoratori sono in stato di agitazione. Non è servito un anno di contratto di solidarietà che ha costretto i dipendenti di Telemec alla decurtazione dello stipendio. I contributi statali scarseggiano e la dirigenza di Teleducato cerca di tagliare il personale. “Vogliono licenziare, ma non licenziano perché gli costa troppo” esordisce così uno dei lavoratori della tv cittadina parlando della vertenza Teleducato. “Il tavolo di trattativa si è riaperto, - spiega – ma gli avvocati Telemec sono più che combattivi in questo periodo. L’accordo non sarà semplice, ma io ci spero. Già da sette licenziamenti si è arrivati a sei. È un piccolo passo avanti”.

Poi la questione degli stipendi arretrati sono due mesi e mezzo che non ci pagano. Adesso hanno detto che a novembre la situazione si sbloccherà,  - afferma – essendo venuti a mancare i contributi statali il sistema è andato in crisi”. Una crisi che ha colpito l’intero sistema editoriale. E mentre si registrano casi limite come quello di Canale 8 in cui il direttore si è dimesso in diretta denunciando 8 mesi di stipendi arretrati, il comunicato stampa divulgato dai sindacati che annuncia lo stato di agitazione dei lavoratori Telemec è stato ignorato dal TG della seconda emittente ducale.

“Abbiamo tutti dei contratti a tempo indeterminato, – dichiara il dipendente Telemec – ma invece che di buona uscita qui si parla di essere liquidati con una sola mensilità. Spero sia solo una leggenda perché va bene rimanere a casa, ma non a mani vuote. Non vogliamo l’elemosina, confido in una proposta decente”. A rischiare il posto tecnici, amministrativi e giornalisti. Il lavoratore chiarisce però che “sono tre settori distinti, ma i tecnici sono più penalizzati perché facilmente sostituibili. È vero che se i tecnici dicono ‘no’ non si va in onda, ma è anche vero che i giornalistiche gestiscono l’informazione e gli amministrativi che gestiscono il denaro hanno molto più peso”.

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“A soffrire di più in ogni caso è Piacenza. Teleducato Piacenza ha pagato di più il prezzo della crisi perché vendeva meno essendo meno radicata nel territorio. La crisi del settore è grave – conclude  - quello che dispiace è che questa situazione porterà ad un abbassamento della qualità dell’informazione. Economicamente che vada in onda una cosa o un’altra è indifferente, ma i tagli sulla qualità non premiano in termini di telespettatori”.
 

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