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Teleducato: i dipendenti tornano in sciopero il 5 e 7 gennaio

Lo comunicano le organizzazioni sindacali in un comunicato, specificando che i contatti con l'azienda Telemec S.r.l sono nulli nonostante i tentativi fatti. La situazione è aggravata dal mancato pagamento degli stipendi di dicembre e delle tredicesime.

Tornano a mobilitarsi con uno sciopero previsto nelle giornate del 5 e del 7 gennaio i dipendenti di Teleducato Parma. Le organizzazioni sindacali di categoria di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Rsu fanno sapere in un comunicato stampa che dopo due mesi dall'incontro con i rappresentanti dei soci di maggioranza della società Telemec S.r.l. (Teleducato) e con l'Amministratore unico e nonostante i ripetuti solleciti scritti e i tentativi telefonici per avere un incontro, nulla è ancora dato sapere rispetto alle prospettive della società e dei suoi dipendenti. L'unica cosa certa è che soci e amministratore unico hanno disatteso l'impegno assunto di addivenire ad un accordo che prevedesse l'impegno a tutelare gli attuali posti di lavoro in caso di cessione dell'attività televisiva e/o dei canali.

I sindacati aggiungono che, a fronte delle prime cessazioni dei rapporti di lavoro, è mancato un qualsiasi tipo di comunicazione da parte dell'azienda su come tentare di organizzare l'attività di produzione televisiva al punto che ad oggi è impossibile garantire le produzioni stesse così come fatto negli ultimi mesi. E lo stato di confusione organizzativa e gestionale e l'assoluto disinteresse per le condizioni di lavoro dei dipendenti è testimoniato anche dalla pessima situazione igienico – sanitaria dei locali dell'azienda. Infine, ancora nessuna certezza sui termini di pagamento delle retribuzioni del mese di dicembre e tredicesima mensilità.

“I lavoratori hanno già ampiamente dimostrato la propria disponibilità e spirito di sacrificio – precisa Davide Fellini Segretario Generale Slc Cgil di Parma -, prima per tentare di salvare l'attività e poi per garantire la continuazione della stessa in attesa di una possibile cessione che garantisca loro una prospettiva occupazionale, ma alle rassicurazioni verbali non sono seguiti i fatti. Inoltre, sarebbero inaccettabili e gravissime, se confermate, le intimidazioni nei confronti dei lavoratori che legittimamente hanno impugnato i licenziamenti.”
 

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